Il diritto di voto del fuorisede

Il voto è un diritto e dovere anche per gli studenti e i lavoratori fuorisede?

Il 4 marzo – il giorno delle elezioni politiche – è sempre più vicino e i cittadini italiani sono chiamati ad  esercitare un loro diritto e ad adempiere ad un dovere civico, il voto.
Tuttavia, come è noto, molti italiani non si presenteranno alle urne. Tale scarsa partecipazione all’appuntamento più importante della vita politica del cittadino è spesso chiamata “astensionismo”: è una scelta dell’elettore – che personalmente non condivido, perché, al di là delle ragioni che vi sono dietro, consiste nel disertare al più nobile dei doveri- con la quale esprime il suo dissenso verso le istituzioni.  E’ bene notare però che non saranno solo gli “astensionisti” a non esprimere la loro preferenza il 4 marzo. Infatti vi è una rilevante fetta dell’elettorato, che potrebbe voler votare, che è costituita dai fuorisede, ovvero da quei cittadini che, per studio o per lavoro, vive in una città diversa da quella di residenza.
Per garantire il diritto di voto a questi cittadini, lo Stato, ha predisposto agevolazioni economiche sul prezzo del biglietto dei mezzi pubblici, che però spesso si rivelano insufficienti.  Invero, uno studente – ad esempio-  che vuol votare e vive in una città italiana distante da quella di residenza, deve pagare, fra andata e ritorno, una somma considerevole. Se poi questa città è mal collegata – come spesso accade- oltre al costo economico, deve sostenere diverse ore di viaggio, aggravate, in molti casi, dalla fermate intermedie per i cambi di mezzo di trasporto, dalle relative coincidenze e attese alle stazioni.

Per farla breve, uno studente fuorisede deve affrontare dei costi e impiegare molto tempo per il viaggio per poter esercitare un suo diritto costituzionalmente riconosciuto.
La nostra Costituzione prevede, all’articolo 48, terzo comma, che il diritto di voto non può essere limitato. Tuttavia gli impedimenti economici –  ma non solo – sembrano consistere in limiti al voto, e quanto disposto dalle istituzioni non è sufficiente a garantire tale diritto.

Paradossalmente, sembra più facile votare dall’estero, grazie alle apposite circoscrizioni, che lontano da casa ma sempre all’interno dei confini nazionali. Pertanto, mi chiedo se è possibile trovare una soluzione al problema, perché l’attuale situazione anziché incoraggiare il voto, si presenta come un ostacolo per coloro che, anche se altrove, sono  protagonisti dello sviluppo economico ed intellettuale del nostro Paese.

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