Le elezioni politiche del prossimo 4 marzo vedranno gli Italiani recarsi alle urne per decidere le sorti della XVIII legislatura della Repubblica che prenderà ufficialmente avvio il 23 marzo 2018 con la prima riunione delle due Camere parlamentari.

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Palazzo Montecitorio

Con l’avvicinarsi dell’election day, sembra spiacevolmente accentuarsi quel disinteresse che da anni ormai si registra in capo ad una cittadinanza sempre più sfiduciata rispetto ad una classe politica non all’altezza – a volte –  di svolgere i compiti istituzionali affidati dal popolo sovrano. L’incertezza dei futuri scenari del nostro Paese, poi, è sicuramente marcata  da una campagna elettorale contrassegnata dalla brevità e, quindi, prevalentemente animata da rapidi attacchi mediatici tra coalizioni politiche, piuttosto che da un ponderato e credibile dialogo sui temi sociali di maggiore rilevanza per l’intera collettività.

 

Tuttavia, costituisce sempre un basilare dovere per ogni consociato – in primo luogo –  conoscere e capire le “regole del gioco” che determineranno la scelta dei futuri rappresentanti nazionali e – in secondo luogo – non astenersi assolutamente dal voto. Non solo perché con l’astensione non si contribuisce attivamente al processo di democrazia, ma anche perché con essa si agevola quella cattiva abitudine di chi tenta di introdursi nei palazzi della politica grazie a voti comprati, estorti, ereditati o semplicemente non meritati.

 

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Le norme che disciplineranno il procedimento elettorale e l’assegnazione dei seggi delle due Camere del Parlamento sono racchiuse nella Legge n. 165 del 3 novembre 2017, meglio nota come “Rosatellum”. Il sistema elettorale che è stato congegnato lo scorso autunno appartiene ai sistemi misti maggioritario-proporzionale.

Con esso:

  • una prima parte dei seggi parlamentari, e per la precisione il 37  (corrispondente a 232 seggi alla Camera dei Deputati ed a 116 seggi al Senato)  sarà attribuito, secondo il sistema maggioritario, ai candidati vincenti nei collegi uninominali.

Vince il candidato al collegio uninominale che ottiene anche solo un voto in più rispetto agli altri concorrenti presenti nel medesimo collegio;

  • una seconda parte dei seggi parlamentari, e per la precisione il 61%  corrispondente a 386 seggi alla Camera dei Deputati ed a 193 seggi al Senato) sarà attribuito ai candidati nei collegi plurinominali proporzionalmente  ai voti ottenuti dalle liste o dalle coalizioni di appartenenza che abbiano superato le soglie di sbarramento per l’assegnazione dei seggi. La distribuzione dei seggi in questione avviene in proporzione ai risultati ottenuti a livello nazionale per quanto riguarda la Camera dei Deputati, e in proporzione ai risultati ottenuti a livello regionale per quanto riguarda il Senato);
  •  una rimanente parte dei seggi parlamentari, il 2% (corrispondente a 12 seggi  alla Camera dei Deputati ed a 6 seggi al Senato), assicurerà la rappresentanza dei cittadini italiani residenti all’estero. Anche qui l’attribuzione dei seggi avverrà secondo il metodo proporzionale.

Lo scorso 29 gennaio le associazioni politiche interessate alle elezioni nazionali  hanno reso noto il proprio programma, le liste dei loro candidati e l’eventuale “apparentamento” in coalizione con una o più delle altre liste candidate. La novella legge elettorale ha previsto che i raggruppamenti di liste formassero coalizioni su base nazionale ed ha vincolato ognuna di queste ultime a presentare un solo e comune candidato in ciascuno dei 348 collegi uninominali distribuiti sul territorio. Sul piano pratico, all’interno dell’unica scheda elettorale, gli elettori troveranno i nomi dei singoli candidati al collegio uninominale e, sotto ad ognuno di essi, il simbolo della lista o delle liste appartenenti ad una coalizione che li sostiene.Nel riquadro dedicato alla coalizione, invece, accanto al simbolo di ogni lista politica, saranno indicati i c.d. “listini proporzionali”, ognuno dei quali includerà da un minimo di 2 ad un massimo di 4 candidati al collegio plurinominale.

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L’elettore potrà utilizzare validamente il suo voto secondo queste modalità:

  • apponendo un segno sul simbolo della lista politica desiderata, il voto sarà attribuito alla lista stessa e al candidato nel collegio uninominale sostenuto dalla lista e dalla coalizione a cui la lista appartiene;
  • apponendo un segno sul nome del candidato al collegio uninominale,
    il voto sarà attribuito ad esso e poi automaticamente esteso anche
    alla lista di appartenenza o, in caso di coalizione, alle liste che lo sostengono
    (in quest’ultimo caso, in modo proporzionale ai risultati ottenuti dalle liste stesse
    all’interno del singolo collegio).

Il voto non può essere disgiunto e quindi, ad esempio, l’elettore non potrà apporre un primo segno sul nome di un candidato all’uninominale sostenuto da una coalizione e un secondo segno su un simbolo di una lista appartenente ad uno schieramento che sostiene un diverso candidato nel medesimo collegio. Una particolarità è data dal fatto che sono ammesse le c.d. pluricandidature: ciascuno schieramento può presentare il suo candidato in un collegio uninominale e altresì in un massimo di 5 collegi plurinominali. Questo significa che i candidati all’uninominale perdenti nella sfida con i loro diretti avversari, avranno la possibilità di ottenere uno dei seggi assegnati secondo il sistema proporzionale, qualora essi risultino candidati altresì nei listini predisposti per i collegi plurinominali.

Per i collegi plurinominali, la legge elettorale prevede una soglia di sbarramento che non consentirà l’accesso al Parlamento alle liste politiche che non abbiano ottenuto almeno il 3% delle preferenze espresse validamente sul piano nazionale. Le coalizioni che raggruppano più liste, invece, potranno accedere alla distribuzione dei medesimi seggi solo se avranno ottenuto un numero di voti che superi – sempre sul piano nazionale –  la soglia di sbarramento del 10%. È previsto, nel caso in cui una coalizione superi la soglia di sbarramento, ma una delle liste che la compongono non raggiunga il 3%, che i voti espressi in favore di quest’ultima siano attribuiti alla lista “apparentata” che ha ottenuto più voti  all’interno dell’alleanza.

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Palazzo Madama

Il Rosatellum non contempla un premio di maggioranza per la lista o lo schieramento che ottiene più voti in ambito nazionale. Questo significa che – al netto di una schiacciante vittoria da parte di uno degli schieramenti candidati alle presenti elezioni – per la governabilità del Paese sarà indispensabile  la realizzazione dell’ennesimo Governo di coalizione. In assenza di un leader forte e in condizione di poter mediare tra le istanze provenienti  dalle varie formazioni politiche, è fondato il timore che ad uscire sconfitto da questa  tornata elettorale possa essere, ancora una volta, il popolo italiano.

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