La disperazione porta spesso ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, sacrificando tutele e diritti legittimi. Si è disposti, pur di sopravvivere, a subire mortificazioni continue che sviliscono la propria persona.

Quanto incide il lavoro nero sul Prodotto Interno Lordo della Calabria? La disoccupazione dilagante che caratterizza la nostra Regione ha prodotto una crescita esponenziale del lavoro nero. Analizzando il rapporto elaborato dal Censis-Confcooperative dal titolo “Negato, irregolare, sommerso: il lato oscuro del lavoro”, incentrato su dati Istat del 2015, la Calabria è la Regione in cui il lavoro irregolare incide maggiormente sul PIL. Vi è, infatti, un 9,9% di lavoratori non dichiarati, di persone che non godono di alcun tipo di tutela previdenziale, assistenziale e retributiva. La metà dei disoccupati, leggendo il rapporto, entra a far parte di un mercato del lavoro incontrollato, in cui lo sfruttamento e la sopraffazione prevalgono sui diritti dei lavoratori. Il lavoro nero costa ben 5 miliardi e 200 milioni annui e sottrae 1 miliardo e 800 milioni di euro destinati alle risorse previdenziali, erariali e addizionali Irpef. Le aziende che ricorrono ad assunzioni irregolari riducono il costo del lavoro di oltre il 50% e costituiscono una minaccia per le imprese che operano nella legalità.

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Immagine tratta da informamolise.com

Il rapporto Censis delinea che, nel periodo 2012-2015, l’occupazione irregolare (a livello nazionale) è cresciuta del 6,3%: ciò significa che più di 3,3 milioni di lavoratori sono irregolari e fanno parte di questa economia sommersa. Tornando alla nostra Calabria, possiamo dunque dire, riferendoci sempre al Rapporto Censis, che il lavoro nero ha una incidenza del 10% sul PIL della Regione. Un’altra questione che è parte integrante dell’aumento del lavoro irregolare, è la massiccia presenza delle false cooperative. Maurizio Gardini, Presidente di Confcooperative, ha argomentato tale fenomeno sostenendo che in Italia “sfruttano oltre 100.000 lavoratori, qui fotografiamo un’area grigia molto più ampia che interessa tantissime false imprese di tutti i settori produttivi che offrono lavoro irregolare e sommerso”. “Attraverso questo focus denunciamo ancora una volta e diciamo basta a chi ottiene vantaggio competitivo attraverso il taglio irregolare del costo del lavoro che vuol dire diritti negati e lavoratori sfruttati”, continua Gardini.

Confcooperative, Gardini è presidente
Gardini, presidente di Confcooperative.

Quali sono i lavoratori più colpiti?

Principalmente operai, agricoltori, camerieri, magazzinieri, lavoratori dello spettacolo e domestici. Questi ultimi, ben nel 60% dei casi, sono irregolari. Occorre, però, considerare in maniera distinta il lavoro domestico rispetto a tutti gli altri tipi di occupazione, sottolinea Gardini: “Va fatta una distinzione tra i livelli di irregolarità di una badante e quella di un lavoratore sfruttato nei campi o nei cantieri o nel facchinaggio. Il primo, seppure in un contesto di irregolarità, fotografa le difficoltà delle famiglie nell’assistere un anziano, un disabile o un minore. Le famiglie evadono per necessità. Le false imprese per moltiplicare i profitti e mettere fuori gioco le tantissime imprese che competono correttamente sul mercato”. 

Gregorio Pititto, segretario generale della CGIL Reggio Calabria – Locri, commentando il rapporto più volte citato, sostiene che “l’economia irregolare e l’economia criminale nei nostri territori, purtroppo, si presentano come un fenomeno complesso. Aggredendo il lavoro nero si aggredisce anche la ‘ndrangheta. Si ottengono così risorse cospicue per combattere l’emergenza occupazionale. Magari, come la CGIL propone da tempo, attraverso un serio Piano straordinario per l’occupazione regionale ed uno specifico per il comprensorio della Locride”.

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