L’ex presidente catalano Carles Puigdemont è stato arrestato alle 11.19 di ieri mattina dalla polizia stradale tedesca, mentre percorreva verso sud l’autostrada A 7, pronto a far rientro in Belgio, dove è in auto-esilio dallo scorso ottobre.

Immagine di Pidguemont, tratta da repubblica.it
Immagine di Pidguemont, tratta da repubblica.it

Il leader separatista, su cui pendeva un mandato di arresto europeo emesso su richiesta spagnola, è stato immediatamente trasferito nel penitenziario di Neumünster, nel lander del Schleswig-Holstein (nel nord della Germania), e, quest’oggi, sarà ascoltato da un magistrato tedesco che dovrà decidere sulla sua estradizione in Spagna. Qualora Puigdemont non contesti l’arresto, la stessa potrebbe concretizzarsi nel giro di 10 giorni. Viceversa, se, come pronosticabile, egli dovesse opporsi, si aprirà un procedimento giudiziario che potrà durare al massimo 60 giorni, prorogabili sino a 90.

Immediate le reazioni dello staff di Puigdemont, che, attraverso la voce del  suo avvocato, Jaume Alonso-Cuevillas, ha reso noto come l’ex presidente catalano fosse pienamente consapevole dei rischi che si assumeva viaggiando attraverso l’Europa per “internazionalizzare il conflitto” in Catalogna, avvertendo, inoltre, che la sua estradizione dalla Germania non è così “inevitabile” come sembra. Una delle chiavi per la difesa sarà, infatti,  quella di dimostrare alla corte tedesca che il leader separatista in Spagna non godrebbe delle garanzie di un processo equo, data l’evidente e ormai assodata politicizzazione dello stesso.

Immagine tratta da globalist.it
Immagine tratta da globalist.it

Nel frattempo, nella giornata di ieri sono esplose, in alcune località spagnole, tra cui Barcelona e Girona, numerose manifestazioni di protesta, che hanno comportato il blocco delle strade del centro cittadino.

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