«Quarantadue»

Mosso da un’ebbrezza creativa in un parco di Innsbruck (come lo stesso autore afferma candidamente nell’introduzione alla raccolta di romanzi sulla guida galattica), Duglas Adams concepì in quel preciso momento della sua giovinezza l’idea di scrivere qualcosa su un’ipotetica guida per autostoppisti spaziali.

La storia di fondo dei romanzi è costituita dalle assurde avventure di Arthur e Ford tra pianeti inospitali, astronavi ipertecnologiche e ristoranti “al termine dell’universo”.

In particolare, il primo romanzo della «trilogia in cinque volumi» (“La guida galattica per autostoppisti”) parla di come Arthur Dent sia stato catapultato nel bel mezzo dello spazio dopo l’improvvisa distruzione del pianeta Terra, sfruttando tutti i possibili esiti comici che da una tanto catastrofica situazione si possano generare. La caratteristica fondante di questo volume è infatti un sense of humor davvero particolare, che muove da prospettive paradossali e da coincidenze talmente improbabili che suscitano un’ilarità generale nel corso di tutto il romanzo. Anzi, si potrebbe dire che l’intera opera è un continuo susseguirsi di buffe coincidenze che, essendo scaturite da eventi catastrofici come l’esplosione della terra, ammiccano al lettore senza però sfociare in una grassa risata.

Ma il serbatoio di comicità del romanzo non si esaurisce qui. Infatti, un altro aspetto da non sottovalutare è la grande parodia nei confronti della «Vita, l’Universo e tutto quanto». La maestria dell’autore si esplica in passi di una esemplarità eccezionale, che sono capaci di racchiudere in sé una saggezza sorniona e profonda al tempo stesso, come quello che parla della caduta dal cielo di un capodoglio. Questi, mentre precipita, si pone esattamente le stesse questioni esistenziali che ognuno di noi si domanda nel corso della propria vita, senza però giungere ad una conclusione definitiva… proprio come noi!

Questo primo romanzo in sostanza è un mix esplosivo di un’ilarità pirotecnica, ma frenata dalla sua origine catastrofica, e di una saggia prospettiva non priva di una componente autoironica e autoparodica.

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