Assegno di mantenimento: cos’è cambiato?

Qualche giorno fa la Corte di Cassazione è tornata ad esaminare il caso: e tutto potrebbe di nuovo essere ribaltato

Ebbene sì, Veronica Lario non avrà più diritto al milionario assegno di mantenimento a carico di Silvio Berlusconi. Anzi, nella sentenza di qualche mese fa era stata disposta la restituzione di una somma da capogiro, ben 46 milioni di euro. E sarà così per molte divorziate, con il vizio dell’ozio finanziato interamente dall’ex-coniuge. C’è stato infatti un importante mutamento giurisprudenziale a metà del 2017 da parte della Corte di Cassazione, che dopo ben 30 anni ha ritenuto di dover cambiare le cose.

Ma andiamo per ordini e ricostruiamo la disciplina, cercando di capire le ragioni storiche e sociali che ne hanno determinato l’inserimento nel nostro ordinamento. La ratio dell’assegno divorzile, o più comunemente assegno di mantenimento, era assicurare al coniuge divorziato lo stesso stile di vita di cui godeva durante il matrimonio a spese dell’altro coniuge.

Ma il mondo cambia, come è cambiata l’idea stessa di famiglia che abbiamo finora avuto, e come è effettivamente cambiato il ruolo del capofamiglia: con le grandi conquiste sul piano della parità dei sessi, lo schema tradizionale di una moglie casalinga interamente a carico del marito è ormai destinata ad avviarsi al declino. E l’assegno di mantenimento era proprio teso a tutelare il coniuge che si sarebbe ritrovato senza mezzi di sostentamento, con tanto di eventuali figli affidati.

Ma non solo. Negli anni questo istituto si è prestato ad abusi e a situazioni border-line. In primis la richiesta dell’assegno divorzile si configurava spesso come una mera ripicca del coniuge che lo richiedeva, ma soprattutto in virtù del parametro in questione, si sono verificati casi di mariti ridotti sul lastrico per pagare l’assegno al coniuge e ai figli. Casi disperati, documentati dalla stampa, di padri costretti a dormire in macchina, e a pagare l’ex moglie per non smuovere un dito.

Ma questo orientamento è mutato a metà 2017: la Corte di Cassazione, adita dal giudice di Milano ha enunciato un nuovo rivoluzionario principio: il valore dell’assegno deve assicurare unicamente l’autosufficienza economica al coniuge che ne ha diritto. Oggi, il coniuge che guadagna almeno 1000 euro è considerato autosufficiente, e proprio per questo motivo non ha diritto all’assegno.

Ma proprio qualche giorno fa il caso è tornato davanti la Suprema Corte: il caso riguarda due coniugi di Bologna che con attività professionali separate hanno accumulato a partire dal 1978 un patrimonio di 7 milioni di euro. La moglie ottiene un assegno mensile di 4 mila euro a carico del marito, decisione annullata dalla Corte d’Appello di Bologna. Ora il caso pende davanti la Corte di Cassazione.

La Procura Generale ha richiesto che nel calcolo del valore dell’assegno si torni a prendere in considerazione il tenore di vita precedente, unitamente all’autosufficienza economica. In meno di un anno tutto potrebbe essere nuovamente ribaltato. A questo punto non ci resta che aspettare.

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