“CANZONI E MONOLOGHI SULL’INCERTEZZA”: Brunori Sas, Brunori Sa!

Milano, Teatro degli Arcimboldi, 23 Aprile 2018.

Dario Brunori, in arte Brunori Sas, è un artista Calabrese, classe ’77. Nato esclusivamente come cantautore, dal 6 Aprile scorso si è cimentato anche conduttore del programma televisivo,”Brunori Sa”, trasmesso in seconda serata su rai 3, ogni domenica alle 23:45. Il programma tratta della generazione che lui racconta nelle sue canzoni: quella degli odierni quarantenni, con le sue incertezze e contraddizioni.

I cinquanta minuti di ogni puntata, però, non sono sufficienti… ed ecco Brunori nei teatri!

Quella di ieri è stata la seconda data a Milano del tour teatrale “Canzoni e monologhi sull’incertezza” del cantante calabrese. Dopo la data  del 19 Febbraio 2018, divenuta sold out nel giro di poche settimane, anche questa volta il Teatro degli Arcimboldi si è riempito.  Il tour, iniziato lo scorso 15 Febbraio dal teatro San Domenico di Crema, ha compreso ben 26 date in giro per l’italia.

Il video di presentazione della tournée teatrale è in pieno stile Brunori: autoironico e intrigante. Dice tutto e niente: “l’unica certezza di questo spettacolo è l’incertezza”. (https://www.facebook.com/brunorisaspage/videos/10154792032911930/)

E, a conti fatti…è stato proprio così!

Aveva ragione, le persone hanno avuto fiducia in lui ancora una volta, tanto da rendere sold out tutte le date in programma. Prevedibile: già il tour teatrale intrapreso dal cantante nel 2015 “Brunori Srl una società a responsabilità limitata” era stato un successone!

Lo spettacolo, iniziato con un ironico e pungente dialogo sulle motivazioni dello stesso, tra intelletto, sentimento e “panza” -forma dialettale che sta ad indicare l’istinto, come chiarisce il cantautore- si è rivelato un originale ed esaustivo preludio per introdurre quelli che sono stati i temi salienti affrontati dall’interprete.

Ecco un breve estratto:

Il focus della rappresentazione teatrale è il senso di incertezza dell’uomo “liquido”: immagine suggestiva presa in prestito -come affermato dallo stesso Dario durante uno dei suoi monologhi- dal sociologo polacco Zygmunt Bauman. L’uomo liquido, per Brunori, è colui che si adatta alla forma della società in cui vive, anche non condividendone i principi, per paura di essere escluso. E qual miglior modo per spiegarlo, se non ritornando alle origini delle incertezze, delle paure?!

Il cantante Calabrese ha confessato che la sua più grande paura infantile è stata quella dell’Aspromonte, che vedeva come luogo oscuro e pericoloso.

Dopo averlo averlo visitato tre anni fa, alla luce di un’altra età e di nuove consapevolezze, però, spiega di averne colto la bellezza incontaminata e misteriosa e di aver deciso di renderlo protagonista delle sue canzoni, come simbolo del passaggio dalla società solida, a quella liquida. In particolare, l’emblema di questo mutamento caratteristico della postmodernità è diventato un piccolo paesino sconosciuto, situato sulle pendici meridionali dell’Aspromonte: Roghudi, agglomerato urbano di circa mille abitanti, le cui case sembrava lottassero con le unghie e con i denti per rimanere aggrappate allo sperone di roccia che le ospitava. Ormai diventato un paese fantasma a causa di due fortissimi alluvioni che costrinsero gli abitanti a spostarsi, è stata creata Roghudi Nuova, in una zona della periferia occidentale di Melito Porto Salvo, in prossimità del mare.

Brunori parla della Calabria come quell’Itaca che gli ha dato i motivi per scappare, per esplorare posti e culture nuove, ma dalla quale vorrà sempre tornare. Descrive la sua vita come un eterno viaggio Lamezia-Milano e spiega di non poter fare a meno di nessuna delle due realtà: “mi divido”-dice-, e come dargli torto!

Come questa, tutte le altre riflessioni del cantante durante lo spettacolo, non sanno cosa sia la banalità. In particolare, lo si nota dalla descrizione di quel sentimento che spesso, tramite melense considerazioni, viene banalizzato: l’amore malato.

Nella sua narrazione teatralizzata, il sentimento amoroso è identificato in un’automobile, “Giulietta”, l’unica certezza di Vincenzo che, per non rischiare di perderla o danneggiarla, la lascia sempre chiusa in un garage. “Quella macchina era sua, era la sua macchina” -rimarca più volte Dario, raccontando la storia- e nel momento in cui lei ha rivendicato la libertà di fare ciò per cui era stata creata, viene cosparsa di benzina e poi bruciata. Questo di Giulietta e Vincenzo è il racconto di un amore malato, di quell’amore che si trasforma in un “colpo di pistola”, come recita la canzone omonima, quell’amore che diventa “un pugno sulla schiena, uno schiaffo per cena”: quell’amore che nella contemporaneità viene riconosciuto come violenza domestica.

Indubbio l’intento di sensibilizzazione del cantante, reso tramite l’acuta e provocatoria ironia che ha accompagnato tutti i monologhi. Come in una storia per bambini: una morale profonda resa in parole semplici, comprensibili, ma mai banali.

E, nel momento dei saluti… “Arrivederci tristezza”, arrivederci Brunori!

Insomma, tra un mix di aneddoti, canzoni, cabaret e spunti di riflessione, i teatri italiani si sono colorati di emozioni e allegria , grazie ad un caratteristico e bizzarro personaggio dalla barba lunga, gli occhiali grandi e lo spirito malinconico!

 

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