Lo scandalo Facebook coinvolge anche l’Italia

Un’inchiesta congiunta di Guardian, Observer e New York Times il mese scorso ha rivelato che la società di analisi di dati legata all’ex consigliere di Trump, Steve Bannon ha violato 50 milioni di profili Facebook per provare ad influenzare le elezioni. La situazione tuttavia non riguarda soltanto gli Stati Uniti.

Sono 2,7 milioni le persone in Europa coinvolte nello scandalo sull’utilizzo improprio di dati da parte di Cambridge Analytica. Lo ha confermato Facebook nella sua risposta alla lettera della Commissaria alla Giustizia Vera Jourova, con la quale l’esecutivo Ue chiedeva spiegazioni sul caso.

A commentare la risposta dei vertici Facebook è stato il portavoce della Commissione europea: “Abbiamo ricevuto la risposta di Facebook che ha confermato che i dati di 2,7 milioni di utenti” sono stati utilizzati da Cambridge Analytica. Lo stesso ha poi aggiunto che ci saranno “altri contatti tra Bruxelles e i vertici di Facebook per ulteriori discussioni”

Risultati immagini per cambridge analytica

Il grande numero di profili violati in Europa ovviamente riguarda anche il nostro Paese. Il sospetto è che i profili italiani coinvolti nello scambio illecito di informazioni siano ben più dei 214.134 comunicati inizialmente dallo stesso Social Network. La contestazione del garante della Privacy è chiara: Facebook ha permesso un trasferimento di dati alla società Cambridge Analytica senza il consenso degli interessati, cambiando la finalità d’uso. E quella finalità era di propaganda elettorale. Per questo l’Italia chiederà l’applicazione delle sanzioni previste dal Nuovo regolamento europeo – che saranno operative dal 25 maggio prossimo — pari al 4 per cento del fatturato globale della società. Ma soprattutto amplierà l’indagine alle altre aziende specializzate in marketing politico che avevano siglato accordi con il colosso californiano di Mark Zuckerberg.

In queste ore è in corso una riunione proprio per far luce sulla situazione. L’incontro di questa mattina a Bruxelles tra i Garanti europei per la Privacy servirà a fornire i risultati dei controlli svolti da ognuno a livello nazionale, ma soprattutto a decidere le prossime mosse da attuare nei confronti di Facebook.

facebook ph

È stato Christopher Wylie, l’analista di Cambridge Analytica che ha rivelato l’uso illecito di dati compiuto dall’azienda di cui Steve Bannon è stato vice presidente, a parlare dell’Italia come «unico Paese che ha lavorato con noi». E qualche giorno dopo è stata accreditata la possibilità che un partito fosse stato favorito proprio grazie alla propaganda effettuata attraverso Facebook. Questo ha fatto attivare le verifiche dell’intelligence e della Polizia postale, delegata dai magistrati romani. Secondo i primi controlli, nelle settimane precedenti le ultime elezioni, sarebbero stati utilizzati almeno cinque finti profili per scatenare il dibattito o comunque inviare messaggi sui temi “caldi” della campagna elettorale, soprattutto l’immigrazione, coinvolgendo le persone profilate dai britannici. In tutti compare la parola “Salvini”. Al momento è stato escluso che siano riconducibili alla Lega. Gli analisti ritengono che potrebbero essere stati creati addirittura per danneggiare il partito, ma su questo si stanno effettuando ulteriori controlli proprio per stabilire che tipo di influenza possano aver avuto sugli utenti e se davvero — così come è stato chiesto dai pubblici ministeri — una simile attività sia in grado di influenzare il voto come si sta cercando di valutare se sia accaduto in altri Paesi e soprattutto negli Stati Uniti.

Commenti

commenti

SHARE