Governo sì, Governo no

Perché i partiti del cambiamento non hanno ancora cambiato niente

Sembra(va) fatta. Il Governo del Cambiamento e il relativo contratto sarebbero sul punto di nascere. Il Financial Times l’ha definito il governo più anticonvenzionale dal Trattato di Roma e le cancellerie europee temono l’intesa vincente. Si sono rincorsi, si rincorrono ancora e cercano un’intesa su premiership e programma. Stanno facendo perdere la pazienza a uno a cui la pazienza non è mancata e che è stato a guardare. Mattarella ha lasciato correre è stato uno di quegli arbitri che non fischia mai, ha ascoltato e ha lasciato che i partiti facessero il proprio gioco, senza mai intromettersi e sperando che ad un’intesa finalmente si sarebbe arrivati.

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E così sembrava quando all’inizio della scorsa settimana Gigi e Matteo avevano fatto cadere i veti incrociati, chiedendo qualche ora in più al Quirinale. Si è lavorato su un programma, si parla di reddito di cittadinanza e flat tax, due misure fiscali agli antipodi che insieme rischiano di fare collassare le casse dello Stato.

Si sta cercando di scrivere la lista dei ministri ed in particolar modo il nome del premier. Le proposte finora avanzate sono banali ed etichettabili come scelte di comodo, burattini nelle mani dei due capicorrente ai quali spetterebbero ruoli in ministeri-chiave. Non prendiamoci in giro: Conte e Sapelli sono due nomi trapelati lì per lì, forse per bruciarli ancora prima di proporli e che non hanno le qualità politiche per essere premier. Il capo di un esecutivo politico non può non possedere qualità politiche oltre che tecniche, e un premier senza qualità politiche è un buon tecnico, ma resta un prestanome. salvini-di-maio-800x600

E così la carovana giallo-verde si è andata a sbattere alla prima curva, al primo vero ostacolo. Silvio Berlusconi ha provato a mettersi da parte, e per la prima volta nella sua vita è rimasto in silenzio a guardare. Sull’account Twitter del Quirinale appare indispettito, offeso non più vicino a Mattarella ma dall’altro lato del divanetto, il muso lungo dei bambini quando vengono beccati a nascondino. Ma nessuno avrebbe potuto mai pensare che proprio chi ne ha determinato la rovina politica potesse adesso rimetterlo in pista: perché da tutti meno che da un giudice ci si potevano aspettare buone notizie per il Cavaliere. La decisione del Tribunale di Milano non è solo una bella novità giuridica ma anche un fulmine a ciel sereno per il nascituro governo.

Forza-Italia-Berlusconi

I gregari sono a lavoro per cercare una quadra sul programma e i leader cercano un premier. Mattarella un governo di riserva ce l’avrebbe, un governo neutro che traghetterebbe il paese fino alle elezioni in autunno, e con questo bluff, il Presidente ha intelligentemente stretto i partiti agli angoli, obbligandoli a trattare. Ma quando lunedì scorso si sono presentati al Colle qualcosa deve essere andato storto, forse il programma o forse il nome del premier, non un semplice stallo. I più maligni dicono che questo nome i giallo-verdi non ce l’avessero proprio.

 

Certamente servirà ancora tanta pazienza. La rapidità dei partiti del cambiamento non c’è più: è andata via con tutte le speranze di uscire puri da queste consultazioni. I puri più puri degli altri si stanno compromettendo, stanno facendo il gioco del padre che hanno ripudiato, del totem che hanno ucciso. Sono scesi dal trono dei sogni per sporcarsi le mani con la realtà.

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