I risultati delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo – come è ormai noto a tutti –  non hanno attribuito a nessun partito, o coalizione, un numero di seggi sufficiente a garantire la maggioranza in Parlamento.  Le preferenze espresse dagli italiani chiamati a votare non hanno decretato un unico vincitore: infatti, se la decisone del popolo sovrano è stata accolta come una sconfitta dal Partito Democratico, che ha visto ridimensionarsi notevolmente la sua base elettorale, sia la coalizione di centro-destra che il Movimento 5 Stelle hanno ottenuto risultati positivi, tanto da spingere, senza ragione, entrambi gli schieramenti politici a dichiarare, seppur a caldo, di essere legittimati a guidare il Paese. Nella realtà dei fatti, sia il centro-destra, ora guidato da Salvini, che il Movimento 5 stelle di Di Maio, necessitano del supporto di altre forze politiche per poter ricevere l’incarico di governo.  In questo contesto confuso, dove in due dichiarano di aver vinto, ma nessuno ha vinto realmente, il Presidente della Repubblica, Mattarella, ha dato inizio alle consultazioni, durante le quali si è reso vivace e, a tratti, controverso, il dialogo tra il partito più votato, il M5S, e il primo partito della coalizione più votata, la Lega. Un ostacolo di natura politica all’accordo si è avuto a causa del legame tra la Lega e Forza Italia – partito espressamente escluso dalla trattativa per volontà di Di Maio – difficile da spezzare anche a causa dei collegi condivisi durante le elezioni. Ciò ha, così, rallentato – ed ha rischiato di compromettere del tutto – la trattativa tra i sedicenti vincitori delle elezioni. Tuttavia, dopo la minaccia di un governo neutrale e dopo l’atteso “passo di lato” del leader di Forza Italia, Berlusconi, pare si stia arrivando ad un accordo che porterà ad un esecutivo proposto da Salvini e da Di Maio. Quanto detto è confermato anche dall’ormai noto “Contratto di Governo” attraverso il quale M5S e Lega saranno “insieme responsabili di tutta la politica dell’esecutivo”.

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Salvini

Naturalmente, è legittimo che due forze politiche si accordino per assumersi insieme la responsabilità di governare un Paese, anche se si sono presentate opposte l’una all’altra alle elezioni. Tuttavia, tale accordo dovrebbe suscitare non poche perplessità perché vede come parte contraente il Movimento 5 Stelle che, fino a non molto tempo fa, a sentire il suo attuale leader politico, – in un post su Facebook datato 30 ottobre 2017 –  non sembrava ben disposto ad allearsi con “partiti che hanno disintegrato” il Paese.  Continuando a leggere il post – o riascoltando molte altre dichiarazioni – non si rilevano certamente “parole al miele” nei confronti del leader della Lega. Il leader dei grillini ribadiva in un intervento su Radio 105, durante il programma 105 Matrix, di non voler “aver niente a che fare” con Salvini reo di aver votato “una legge che toglie le preferenze, votando di fatto la fiducia a Gentiloni … è una persona non solo inaffidabile, ma che si vende per qualche poltrona”. Come Di Maio, anche Salvini non sembrava disponibile a governare insieme prima delle elezioni: a Matrix, un paio di mesi prima delle elezioni, dichiarava che “chi vota Lega, vota centro-destra” e che non sarebbero andati mai al governo con la sinistra e con i 5 stelle.

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Di Maio

Certamente, quanto sta accadendo oggi non è in linea con le posizioni prese dai due leader prima del 4 marzo, tuttavia, anche cambiare idea è legittimo.

Altre perplessità vengono, poi, suscitate dallo stesso “contratto di governo”, approvato dal 94% (42mila persone) dei votanti sulla piattaforma dei 5stelle “Rousseau” e sottoscritto dalla Lega: oltre alla revisione della Legge Fornero, si deve notare la coesistenza nel programma del reddito di cittadinanza, seppur modificato su richiesta della Lega, e della Flat Tax, basata su due aliquote. E’ da rilevare, inoltre, l’assenza di misure indirizzate al Mezzogiorno, nonostante sia stato una fondamentale base elettorale per il Movimento 5 Stelle.

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