L’indennità dovuta al dipendente in caso di licenziamento illegittimo ha natura risarcitoria e non retributiva

E' arrivata la conferma della Corte Costituzionale con sent. 86/2018

Se ne è parlato a lungo. Prima la Legge Fornero (l. 92/2012), poi il Jobs Act, hanno smantellato la tutela reale generalizzata del ben noto articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che, appunto, comportava la reintegrazione nel posto di lavoro per tutti i casi di illegittimità del licenziamento.211027147-0746fc78-6f7e-4fe0-a085-830c515d215c

Oggi, invece, non è più così: i provvedimenti sopracitati hanno introdotto una tutela differenziata a seconda del tipo di illegittimità, prevedendo in gran parte dei casi ‘solamente’ una tutela obbligatoria per il lavoratore. Non sempre reintegrazione, quindi, ma soltanto la corresponsione di un indennizzo.

Restano, tuttavia, alcuni casi – chiaramente i più gravi – in cui la tutela reale continua a permanere. Un esempio è quello di licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo soggettivo che ha come conseguenza, oltre alla reintegra, il pagamento di un’indennità monetaria entro le 12 mensilità a titolo di ristoro, per il lavoratore, del periodo intercorrente tra la pronuncia e la ripresa dell’attività lavorativa (art. 18.4 Statuto dei lavoratori).

Ed è questa la previsione che, a giudizio del Tribunale di Trento, sarebbe costituzionalmente illegittima per violazione del principio di eguaglianza (art.3 Cost.). Essa introdurrebbe, vista la ripetibilità delle somme assegnate al lavoratore, una disparità di trattamento tra la posizione del datore che ottemperi all’ordine di reintegra e quella del datore che non vi dia esecuzione.

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Questione, comunque, rigettata perché infondata. A giudizio della Corte, infatti – giudizio frutto di un’interpretazione letterale della disposizione normativa – la somma da corrispondere ha correttamente titolo risarcitorio e non retributivo: una somma, dunque, collegata ad una “condotta contra ius del datore e non ad una prestazione di attività lavorativa da parte del dipendente”.

Il che, come è stato commentato nei giorni successivi alla sentenza, è pienamente in linea con il rapporto causale intercorrente tra l’obbligo risarcitorio e l’illecito del licenziamento illegittimo, che comporta la necessità di configurare l’indennità come, appunto, risarcimento del danno e non come corrispettivo collegato alla mancata prestazione di lavoro da parte del dipendente.

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