Emergenza plastica: a rischio sempre più specie marine

Un'indagine internazionale, condotta in collaborazione con Ispra, rivela come metà delle tartarughe marine analizzate nel Mediterraneo ha ingerito rifiuti.

Che l’ambiente sia il tema del secolo non lo scopriamo, certo, oggi. Eppure, creano, sempre, un certo allarme i dati, talvolta drammatici, concernenti il livello di inquinamento del nostro ecosistema.

Tra questi rientrano, inevitabilmente, quelli raccolti e pubblicati dall’Ispra, centro studi del Ministero dell’Ambiente, che, quest’oggi, ha posto la lente sulla massiccia presenza di plastica nelle acque del Mar Mediterraneo e sui rischi che ne conseguono per la sopravvivenza di numerose specie animali.

Immagine di esemplare di Caretta Caretta, tratta da youtg.net
Immagine di esemplare di Caretta Caretta, tratta da youtg.net

Si evidenzia, infatti, come, dalle analisi eseguite su 611 tartarughe marine della specie Caretta Caretta, di cui 187 vive e 424 morte, è emerso che oltre il 50% delle stesse aveva ingerito plastica e, più nello specifico, il 63% di quelle decedute ne presentava ancora traccia nell’apparato digerente, mentre il 31% di quelle vive l’aveva espulsa attraverso le feci.

Il fatto che nei corpi gli esemplari esaminati, tra i più presenti nelle acque italiane e, in particolare, calabresi, siano stati rinvenuti scarti provenienti da tutta Europa, dovrebbe, allora, far comprendere ai Governi occidentali come la cultura e la sensibilità ecologica non appartenga solo ad alcuni Stati ma debba essere oggetto di una politica coordinata e uniforme, che detti norme maggiormente efficaci di quelle ad oggi vigenti.

 

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