Il Miracolo: la serie-rivelazione di Sky Atlantic

Un concentrato di religione, horror e politica: tra una Madonnina che piange sangue e le contraddizioni di un Paese intero

Nell’Italia post-cattolica degli anni 2000 si consuma la serie TV che ha segnato il ritorno sulle scene di Niccolò Ammaniti. Una Madonnina di plastica che piange 9 litri di sangue all’ora. Non è una grotta, non è un monte isolato, ma il bunker di un boss di ‘Ndrangheta il luogo in cui viene trovata. La statuetta lascia da subito esterrefatti i reparti speciali impegnati nella cattura del latitante, trovato riverso in una pozza di sangue. E il contrasto è da subito chiaro. Una statua di polietilene che piange sangue vero; la Madre del mondo nella tana del male primordiale. In un sapiente mix di thriller alla Dan Brown, horror e political drama l’approccio catartico è inevitabile: proiettati in un mondo in cui la scienza vacilla davanti all’inspiegabile, lo spettatore viene messo al muro; costretto a scandagliare la propria idea di fede e di Dio.

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Come già fatto con il collaudatissimo 1992 e poi 1993, lo schema di Sky è lo stesso: il Miracolo travolgerà per sempre la vita di 5 personaggi: il generale Votta, la ricercatrice Sandra Roversi, il prete Padre Marcello, il Presidente del Consiglio Fabrizio Pietromarchi e la moglie Sole.

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Il Generale Giacomo Votta (Sergio Albelli) è il primo ad entrare in contatto con la Madonnina miracolosa: è un generale compito e tutto d’un pezzo, e il contrasto del suo personaggio si gioca tutto sul (sofocleo prima, ed hegeliano poi) contrasto tra la legge di Dio e la legge dello Stato. La sua fede non vacilla, ma Votta insiste, il Miracolo va annunciato al mondo, ne va avvertito il Papa ma prima ancora il Premier; perché una Madonna che piange sangue ancor prima di essere un miracolo è un problema di sicurezza nazionale. Sarà proprio il generale a tornare a Misefari, nella piana di Gioia Tauro per scoprire le origini del mistero. E proprio il mistero avvolge il suo percorso spirituale.

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Sandra Roversi (Alba Rohrwacher) è una ricercatrice dell’Arma dei Carabinieri:  ha perso da poco la madre e l’ex fidanzata è l’unica persona che le è rimasta. I problemi sulla propria fede Sandra non se li pone proprio: è invece guidata dalla curiositas tipica che caratterizza una ricercatrice; con i mezzi che la scienza le fornisce cerca di spiegare la realtà e prova a ricondurre a sistema il Miracolo che ha davanti agli occhi. Nell’ultimo episodio farà qualcosa di assolutamente inaspettato, lasciando il Miracolo un capolavoro con un finale aperto.

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Padre Marcello (Tommaso Ragno) è un archetipo un po’ borderline ma in fondo è lo stereotipo che ognuno di noi si costruisce. Un prete venditore di fumo, tossico-dipendente e con una perversione sessuale quasi inverosimile. Entrare a contatto con il trascendente gli farà riscoprire la via, ma sarà troppo tardi. A vegliare su Marcello c’è Clelia, la donna che ha continuato ad amarlo anche quando è entrato in seminario. Marcello e Clelia nascondono un segreto inaspettato nel paesino di Misefari.

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Fabrizio Pietromarchi (Guido Caprino) è il personaggio più riuscito della serie. E’ un politico a metà tra Matteo Renzi e David Cameron, che guida un Paese al voto: è il leader del NO in un immaginario referendum sull’uscita dell’Italia dall’Unione Europea. Le contraddizioni della politica, i misteri di una fede ormai persa, condizioneranno la sua vita e quella dei suoi familiari. La moglie Sole rappresenta la sua perfetta antitesi mentre nel suo personaggio Fabrizio sembra un po’ bambino; un bambino che vive i palazzi con l’ingenuità e, a volte, la cattiveria dell’infanzia. Ma anche se non lo dimostra, quella statuetta ha gettato il premier in una crisi spirituale e politica. Per adesso la migliore interpretazione di un Guido Caprino sulla cresta dell’onda.

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Sole Pietromarchi (Elena Lietti) viene presentata sulla base di un modello di first lady molto anglosassone e poco italico; a metà tra Michelle Obama e Kate Middleton, Sole non è la consorte fedele che vive all’ombra del marito. E’ univocamente considerata un modello di bellezza e di stile: ma dentro l’attico con vista sulla Colonna Traiana le cose cambiano: la loro relazione è un matrimonio di facciata e Sole si scopre una donna fredda, calcolatrice con punte di narcisismo e depressione. E’ forse il personaggio più tragico: che non abbandona mai il nero, il colore delle donne nelle tragedie greche.

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Ma non finisce qui: il dualismo del Miracolo si riflette sull’ambientazione, tra gli sfavillanti palazzi di Roma e i panorami rudi e brulli dell’Aspromonte. Da dove Salvo dovrà fuggire per salvare il figlio. In Calabria, dove tutto è iniziato, è destinata a concludersi la serie. E il mistero avvolge questi luoghi di leggenda dove il sacro si unisce al profano, in cui il male ancestrale si scontra con l’origine del bene. E proprio il mistero è il fil rouge dell’opera, un mistero che si riflette sulla trama e sull’epilogo. Un finale aperto per una serie che per i toni, i colori e la crudezza delle scene proietta nella tragedia greca, ma con un tema attuale: il perenne scontro tra la tecnica e la fede.

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