Apologia della politica

Qualche settimana fa un figurante con fantasiose pretese  politiche ha detto di immaginare un Senato in cui i membri sono estratti a sorte da elenchi di comuni cittadini. E ha avuto un seguito (in)aspettato. Adesso, conosciamo già di istituti simili, per la nomina dei giudici popolari e per i componenti degli uffici elettorali: ma si tratta di situazioni che non sono neanche paragonabili ad essere Senatori della Repubblica.

Beppe Grillo
Beppe Grillo. Fonte ansa.it

Perché volenti o nolenti è in Parlamento che passano le decisioni più importanti per la vita del Paese: all’interno delle assemblee legislative si scrivono le regole fondamentali della vita della comunità, si decide con chi tessere alleanze internazionali, quali categorie di cittadini tassare e come usarne i proventi. Torrente e Schlesinger nella prima pagina del loro famoso manuale di Diritto Privato definiscono la società politica come la società che assicura le condizioni necessarie affinché tutte le altre organizzazioni sociali possano operare.

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Negli anni il potere politico ha avuto diverse forme di legittimazione: la dinastia, la volontà di Dio, l’appartenenza ad una classe sociale dominante. A partire dalla seconda metà del Novecento il potere politico trova legittimazione nella volontà popolare, nella sacra espressione della maggioranza. E per ovvie ragioni di comodità l’esercizio delle funzioni pubbliche viene delegato a rappresentanti, espressione di tale maggioranza. Così contemporaneamente al nascere delle democrazie, nascono i partiti, e i sistemi politici imparano a interpretare i valori dominanti e a trasformarli in programmi e proclami elettorali, in indirizzo politico.

Immagine tratta da affaritaliani.it
Immagine tratta da affaritaliani.it

Per anni la società politica ha svolto e continua a svolgere il fondamentale ruolo di preparazione della classe dirigente. Le rigide gerarchie dei partiti hanno fatto in modo di far emergere i migliori, o quelli che apparivano come tali, hanno preparato i militanti ad essere funzionari, poi dirigenti, poi deputati, ministri e così via.

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E’ indubbio che per partecipare al gioco della politica non possano bastare competenze tecniche ed accademiche, ma che siano condizioni imprescindibili comprovate qualità politiche. Abbiamo smesso di sorprenderci di ministri dell’Istruzione senza la laurea, o di fisici al Ministero della Giustizia. Perché abbiamo serenamente accettato e compreso che le regole della società politica sono profondamente diverse da quelle della società civile. E per anni abbiamo lasciato ai partiti i loro compiti. Poi ci siamo stufati, perché ci hanno insegnato che la politica è la madre della corruzione e che i partiti sono contenitori vecchi che andrebbero messi al bando.

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Ed ecco come i movimenti anti-sistema si sono inventati l’assurda regola per cui chiunque deve poter sedere in un’aula parlamentare. Con i clic infermieri, disoccupati, studenti universitari sono entrati alla Camera, senza avere idea di cosa significasse rappresentare migliaia di cittadini. E non ci hanno detto il perché, ci hanno solo spiegato che la Casta ci ha presi in giro e che è arrivato il momento che i cittadini si riapproprino dei propri spazi.

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Quindi, per tornare al tema centrale, se un Parlamento nominato per estrazione ha il pregio di rendere la politica accessibile a tutti, ha il difetto che un’accessibilità senza limiti possa trasformarsi nel limite più grosso. Un Parlamento non dotato delle qualità tecniche e politiche per governare i cambiamenti della realtà. Un assembramento sconclusionato in cui ci si muove senza una strategia comune, una linea politica decisa da organi di partito democraticamente eletti.

ROMA 15 MARZO 2013 PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO
ROMA 15 MARZO 2013 PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO

Oppure che i pochi esperti prendano di peso le maggioranze e incanalino il loro voto nella direzione di comodo. I gruppi parlamentari diventerebbero sindacati di voto, in cui i pochi decidono per i molti, e le decisioni più importanti sono assunte da capi politici, mentre tutti gli altri sono niente più che ottimi esecutori di ordini. Ma forse non è solo fantapolitica. E’ già realtà.

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