Cassazione: perché i giudici hanno agito correttamente

La Corte di Cassazione ha recentemente annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Torino su un caso di stupro di gruppo; stabilendo che il giudice dovesse rivedere il suo giudizio sulle aggravanti speciali. Ma dietro le sentenze più importanti ci sono storie di tutti i giorni, a volte anche molto dolorose. In questo caso, una donna organizza una cena con due uomini, qualche bicchiere di troppo e la situazione degenera: lei ubriaca, viene portata in camera da letto, dove viene abusata sessualmente.

E’ innegabile che il caso di specie integri gli estremi del 609 bis, violenza sessuale, appare invece controversa l’applicabilità delle circostanze aggravanti speciali. In particolare, l’art. 609 ter prevede che:“La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all’articolo 609 bis sono commessi:[…] con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa”. In parole povere: la pena viene aumentata se il soggetto attivo, per indurre la vittima in uno stato di incoscienza, utilizzi sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti, somministrandole a quest’ultima.

Adesso: dalla ricostruzione dei fatti, gli ermellini hanno dedotto che la donna in questione non fosse stata costretta ad assumere tali sostanze, ma che, al contrario, le abbia assunte di sua volontà, non potendo prevedere come poi la situazione sarebbe degenerata. Appare chiaro quindi che, una cosa è abusare di una persona che si trovi già in stato di incoscienza, altra cosa è, con dolo, somministrarle sostanze alcoliche, inducendola in tale stato, al fine di abusarne sessualmente.

Resta quindi configurabile la fattispecie di violenza sessuale: l’art. 609 bis chiarisce espressamente che risponde di violenza sessuale anche chi ha commesso il fatto:“abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto“. E’ da escludere invece l’applicabilità della fattispecie aggravante per i motivi già richiamati.

Attraverso le circostanze attenuanti e aggravanti, il legislatore dà la possibilità al giudice di conformare il più possibile la pena al caso concreto, evitando che quest’ultima appaia troppo bassa o troppo alta rispetto al fatto commesso. Il giudice non fa altro che cercare di conformare il diritto alla realtà, trovando la soluzione migliore da applicare. Più che puntare il dito contro i giudici, sarebbe il caso di puntarlo contro il legislatore: troppo lento e impreparato a rispondere ai cambiamenti continui della realtà.

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