Cassazione: se il marito non si lava, la moglie può rifiutare il rapporto sessuale

Condannato un pastore siciliano, reo di non essersi lavato e di aver costretto la moglie ad avere un rapporto sessuale.

Con l’arrivo della bella stagione e con il caldo torrido e asfissiante, può risultare particolarmente complicato sopportare gli odori sgradevoli, soprattutto se questi si propagano tra le mura domestiche e sono causati dalle persone a te più care. Appunto per tale motivo non sorprende l’orientamento della Cassazione secondo cui è legittimo rifiutare di intrattenere rapporti sessuali con il proprio coniuge, qualora questo decida di non badare alla propria pulizia personale.

La dura vita di un pastore di pecore

La sentenza n. 980/2014 attiene un caso molto singolare riguardante un pastore siciliano non avvezzo all’uso del sapone. Ritornato dopo una faticosa giornata nelle campagne siciliane, trascorsa in compagnia del proprio bestiame, il pastore si è visto respingere dalla moglie le insistenti pretese sessuali a causa della “puzza”. Fin qui nulla da eccepire, se non fosse che gli impulsi passionali hanno indotto il pastore a usare la violenza per costringere la donna a concedersi.
In primo grado l’uomo viene pertanto condannato alla reclusione di nove anni per il reato di violenza sessuale ex art. 609 bis c.p.; la Corte d’Appello in seguito riduce la pena a due anni e un mese di reclusione, assolvendo l’imputato dall’accusa di violenza sessuale e condannandolo per i reati di violenza privata ex art. 610 c.p. e maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p..

La Procura Generale quindi decide di impugnare la sentenza che, arrivata in Cassazione, viene annullata con rinvio. In questa prima battuta la Suprema Corte ravvisa una negazione della libertà sessuale della donna, che non sopporta gli odori sgradevoli. I giudici di legittimità osservano infatti che il marito “dopo aver immobilizzato con le mani la moglie, le imponeva i rapporti sessuali, senza aderire affatto alle richieste della coniuge di effettuare la necessaria igiene del proprio corpo”. puzzaInvestiti nuovamente della questione, i giudici d’Appello-bis condannano l’imputato anche per il reato di violenza sessuale (seppur nella sua forma meno gravosa prevista dall’ultimo comma dell’art. 609 bis c.p.). La sentenza viene quindi nuovamente impugnata dal marito perché ritenuta “contraddittoria” e connotata da “manifesta illogicità”. La IV sezione penale della Suprema Corte tuttavia, ritenendo inammissibile il ricorso, condanna l’uomo al pagamento delle spese processuali, oltre che ad un’ammenda di 1000 euro.

corte_cassazioneÈ bene specificare come non tutti i rifiuti siano legittimi. Ove non sussista una valida giustificazione, il rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il proprio partner può comportare una violazione del dovere di assistenza morale ex art. 143 c.c. e può in alcuni casi essere considerato motivo di addebito della separazione (come statuito dalla sentenza Cass. n. 6276/2005). I giudici di Piazza Cavour sono tuttavia concordi nel ritenere che l’olezzo sgradevole e la scarsa pulizia del proprio partner siano motivi validi per evitare il contatto fisico. Volendo semplificare ulteriormente: se il proprio coniuge puzza, si può legittimamente rifiutare di andare a letto con lui e qualora questo insista, rischierà di essere condannato.

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