I parcheggiatori abusivi possono essere denunciati per estorsione

La Cassazione qualifica come estorsione la condotta del parcheggiatore che chiede denaro dietro minaccia di arrecare danni all'automobile.

Mala tempora currunt per i parcheggiatori abusivi.
Con la sentenza numero 30365/18, depositata il 5 luglio scorso, la seconda sezione della Corte di Cassazione ha qualificato come “estorsione” la condotta del parcheggiatore abusivo che minaccia l’automobilista per ottenere denaro per la sosta.

Parcheggiatori-abusiviLa querelle giudiziaria trova origine in una vicenda di qualche anno fa avvenuta a Eboli, nella provincia salernitana. Dopo aver parcheggiato la propria vettura nel parcheggio pubblico del “Campolongo Hospital”, il malcapitato veniva avvicinato da un extracomunitario che, con fare minaccioso, gli chiedeva due euro. Incassato il rifiuto dell’automobilista, nasceva un alterco scaturito in una esplicita minaccia di arrecare danni all’automobile in sosta. Per nulla intimorito, dopo aver ribadito il proprio rifiuto, lo sventurato ha deciso di denunciare la vicenda alle autorità.

Dopo aver subito una condanna in primo ed in secondo grado, l’extracomunitario ha tentato invano di far derubricare la propria condotta come “violenza privata” ex art. 610 c.p.. Tuttavia i giudici ermellini, mettendo un punto sulla vicenda e inquadrando definitivamente la condotta, hanno statuito che «non è configurabile il reato di violenza privata per la semplice ragione che il suddetto reato ha natura sussidiaria rispetto all’estorsione dalla quale si differenzia per l’assenza dell’ingiusto profitto che, invece, nel caso di specie, è configurabile (richiesta di una somma di denaro non dovuta)». Secondo l’interpretazione del Palazzaccio quindi il reato di violenza privata potrà verificarsi solo nel caso in cui non possa configurarsi la più grave figura di estorsione.

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È bene specificare che non tutti i parcheggiatori abusivi potranno macchiarsi del reato in questione. La lettera dell’art. 629 del codice penale è abbastanza chiara nel richiedere ora l’elemento della “violenza o minaccia”, ora “l’ingiusto profitto con danno altrui”. Pertanto, solo ove la richiesta di denaro sia accompagnata da una minaccia, anche larvata o implicita, si integrerà il reato di es
torsione, ritenendosi inoltre irrilevante che la vittima si senta o meno intimorita dalla stessa. Ove invece vi sia solo la richiesta di denaro, si verificherà un mero illecito amministrativo, previsto dal codice della strada e punito con una multa da 1000 a 3500 euro e con la confisca delle somme percepite. Quest’ultimo potrà essere segnalato direttamente ai vigili urbani.

Visto il dilagare di situazioni di tal tipo, non rimane che sperare che la nuova pronuncia giurisprudenziale funga da monito e incentivo per denunciare quanto più possibile un fenomeno fin troppo sottovalutato e dietro il quale si nasconde spesso la criminalità organizzata.

 

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