Lo strano caso di Giuseppe Conte

Un Premier oscurato dall'ego dei suoi vice

Da qualche ora è ricomparso Giuseppe Conte. Sembra proprio che il nostro Presidente del Consiglio abbia deciso di presentarsi alle telecamere, con il suo impeccabile abito blu e a bordo di un volo di Stato. Destinazione Washington, per un incontro con Donald Trump. Sono state settimane di latitanza, e anche i profili social non hanno avuto la stessa reattività di quelli dei suoi vice. Forse un presidente schivo, o volutamente riservato. Certamente, Giuseppe Conte non è l’uomo immagine del  suo Governo.

salvini

In compenso, due scoppiettanti vice, che in pubblico scendono raramente allo scontro armato, ma appare evidente il contrasto su alcune scelte. Un premier adombrato dai contrasti fortissimi di Di Maio e Salvini, destinato a fare il passacarte di un governo metà giallo e metà verde. Il primo ad aprirgli gli occhi è stato il primo rivale italiano in Europa: proprio Emmanuel Macron sembra avergli detto di non farsi eclissare da Salvini, di esercitare le proprie prerogative di Presidente. Erano i giorni difficili del Consiglio Europeo conclusosi all’alba, subito dopo le scottanti dichiarazioni del presidente francese sui migranti.

di-maio-salvini-S

E proprio il tema immigrazione è stato il primo pomo della discordia tra Lega e M5S. Quel Consiglio Europeo sembrava aver ridato spazio e visibilità al premier. Ma si trattava di una vittoria di Pirro. Le conclusioni di quella notte erano effimere e non vincolanti per i paesi europei, con la piena soddisfazione del gruppo Visegrad. Poi il nulla: le esternazioni sugli zingari, il decreto dignità, i crocifissi nelle aule.

parlamento

La linea politica sembrerebbe imposta da chi di fatto riveste un ruolo di minoranza. L’esuberanza di Matteo Salvini prevale su un Luigi Di Maio di fatto incapace di gestire una maggioranza parlamentare oltre il 30%. In tutto ciò Giuseppe Conte è tenuto a bada dal portavoce made in Grande Fratello. Rocco Casalino rappresenta gli occhi e le orecchie del M5S a Palazzo Chigi.

Paragone e Di Maio, tratta da vanityfair.it
Paragone e Di Maio, tratta da vanityfair.it

Il luogo del potere per eccellenza, che viene svuotato della sua funzione: dettare l’indirizzo della politica generale del Governo. Da detentore del potere discrezionale per antonomasia, a mero esecutore di ordini, titolare di un potere che viene centellinato dai suoi vice. Giuseppe Conte è prigioniero, e viene stretto nella morsa della coppia di governo.

foto_662079_550x340

Non resta che svolgere l’unica funzione possibile: mediare, conciliare, trovare soluzioni condivisibili dai principali azionisti di questo governo. Non resta che il ruolo di professore unico di una classe un po’ discola, composta da ministri esterni, dotati di grandi competenze tecniche ma soprattutto nomine da manuale Cencelli. C’è Moavero Milanesi il tecnico che fa il politico, in uno dei Ministeri più politici, quello degli Affari Esteri. Ma c’è anche Sergio Costa l’ex Comandante Generale dei Carabinieri Forestali nel suo ruolo di Ministro dell’Ambiente.

Elezioni-politiche-2018-744x445

Il Presidente Conte, spogliato delle sue funzioni originarie, non può che porsi come primus inter pares; dedicarsi alle mediazioni, alla limatura delle posizioni più spigolose, a ritrattare le dichiarazioni agli antipodi dei veri leader di questo governo. Finchè gli sarà permesso, il ruolo di Conte potrà essere quello di custode e garante della stabilità politica: quando gli verrà ritirato anche questo ultimo compito, per il prof sarà ora di chiudere la cartella e abbandonare l’affollata cattedra di Palazzo Chigi.

Commenti

commenti