Morti bianche: si muore ancora di lavoro!

Morti sul lavoro: nei primi mesi del 2018 si è registrato un +9,2% rispetto al 2017.

Nel primo trimestre del 2018, in base al numero di denunce d’infortunio indirizzate all’Inail, si è registrato un aumento delle vittime sul lavoro rispetto al 2017: ben 180 uomini e 32 donne hanno perso la vita. Si tratta il più delle volte di lavoratori impiegati nel settore industriale e nei servizi. Nel primo trimestre del 2017, invece, a perdere la vita sul posto di lavoro furono 160 uomini e 30 donne. Il dato che mette in evidenza una differenza maggiormente marcata tra i due anni di riferimento è quello relativo agli incidenti mortali avvenuti durante il tragitto da casa verso il luogo di lavoro: si è passati dai 43 casi del primo trimestre del 2017 ai 67 del 2018.

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L’Inail, mediante l’elaborazione delle “Tabelle nazionali con cadenza mensile – Analisi della numerosità degli infortuni con esito mortale“, ha individuato le Regioni in cui tali fenomeni risultano essere più frequenti; ne è risultato che è la Lombardia la Regione con più morti sul lavoro (39 casi), a seguire il Veneto (26 casi), l’Emilia-Romagna (24 casi), Lazio e Piemonte (21 casi), Campania e Sicilia (12 casi).

Ma davvero gli infortuni con esito mortale sul lavoro stanno avendo una crescita esponenziale tanto da potersi parlare di un vero e proprio bollettino di guerra?

Recentemente, la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, commentando un caso di cronaca riguardante la morte di un operaio all’interno delle Acciaierie Venete di Padova, ha dichiarato che: “Gli incidenti e le morti bianche sono ormai in costante aumento nel nostro Paese e si deve parlare di vera e propria emergenza”. Certamente è vero, come ci dimostrano i dati messi a disposizione dall’Inail, che nel 2018 c’è stato un aumento delle morti sul lavoro, ma occorre analizzare criticamente le informazioni a nostra disposizione, come ben ha fatto l’Agi (Agenzia Giornalistica Italia). L’Agi, infatti, sostiene che l’affermazione della Casellati meriti varie precisazioni. Come detto in precedenza, i numeri sono incontrovertibili: “Le denunce di infortunio con esito mortale riferite al periodo gennaio-marzo 2018, sono state infatti 212, l’11,58% in più rispetto al periodo gennaio-marzo 2017, quando erano state 190”.

 

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Maria Elisabetta Alberti Casellati. Fonte: Wired

L’ammonizione che fa l’Agi è relativa al fatto che i dati ad oggi disponibili danno ragione alle dichiarazioni sopra dette, ma nel medio-lungo periodo non è detto che verrà confermata la stessa tendenza. Non è corretto, sebbene siano evidenti le lacune nel settore della sicurezza sul lavoro, parlare di una vera e propria emergenza. Sono, infatti, gli stessi numeri a smentire ciò: Tra il 1996 e il 2016, continua l’Agi, il numero di infortuni con esito mortale ha oscillato tra un massimo di 1.528 casi nel 2001 e un minimo di 1.032 nel 2009“. I numeri attuali sono inferiori rispetto all’arco di tempo preso in esame. Anzi negli ultimi anni le “morti bianche” sono drasticamente diminuite rispetto al passato. Facendo un raffronto con gli anni Sessanta, ad esempio, si nota come oggi il numero delle vittime sul lavoro sia di tre quarti inferiore.

Ma rispetto agli altri Paesi europei l’Italia è davvero così indietro?

Ancora una volta le informazioni diramate dall’Inail (“Infortuni sul lavoro: Europa a confronto”) sono preziose. Occorre naturalmente fare una precisazione: l’Inail prende in esame esclusivamente gli infortuni che vengono denunciati (questo è il vero dilemma!). Considerando il lasso di tempo 2011-2015, in merito agli infortuni sul lavoro, in Italia la situazione è persino migliore rispetto a quella francese e molto affine a quella tedesca (https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-dati-inail-2018-aprile.pdf). Cliccando sul link avrete la possibilità di approfondire meglio il confronto europeo detto sopra.

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