Se come sostiene giustamente il saggista, professore e ricercatore Pier Luca Marzo nel suo libro La natura tecinica del tempo, <<L’invenzione che ha rivoluzionato la vita dell’uomo è il tempo>>, ai giorni nostri potremmo dire che la nuova rivoluzione che sta modificando la vita dell’uomo è la nascita di internet, degli smartphone e sopratutto dei social network.

Il primo telefono cellulare nacque nel 1973. Nel 1983 fu messo in commercio il Motorola DynaTAC 800 X con lo scopo di ottenere un tipo di conversazione più veloce tramite gli sms.  L’obiettivo era quello di ottenere e facilitare la comunicazione tra uno o più soggetti in tempo reale.  Con la diffusione dei telefoni cellulari, ci sono stati numerosi passi avanti dal punto di vista tecnologico:  da cellulari dotati di antenne si è passati a quelli con un ricevitore di rete incorporato, per poi infine ritrovarsi tra le mani il famosissimo smartphone dotato di touch screen e di una connessione ad internet, diffuso non solo fra i più giovani, ma anche tra gli over cinquanta, sessanta ed oltre. Quello che più colpisce è la velocità che consente a questi apparecchi di connettersi contemporaneamente e quindi di trasmettere informazioni con maggiore velocità, garantendone una diffusione istantanea. Il rischio che, tuttavia, questo sviluppo tecnologico ha comportato è legato alla perdita di un valore molto importante, quello della riservatezza.  Sovente vengono condivisi attraverso i social network, informazioni personali, foto o commenti  inadeguati (che talvolta sfociano finanche nella commissione di un illecito). I veri protagonisti ormai sono i tanto agognati Likes: questa triste tendenza non fa altro che accrescere il nostro ego, rendendo  i rapporti umani dei meri numeri. Come poche righe sopra ho riportato, a farne uso sono sempre più i giovani, che raggirando la soglia minima di età consentita per l’utilizzo di tali mezzi di comunicazione, finiscono per farne un uso inappropriato in quanto non hanno ancora la maturità intellettuale per usarli, rischiando di diffondere materiale pedopornografico, o del materiale offensivo e denigratorio nei confronti di un compagno, amico, amica ecc, con esiti spesso negativi, (basti pensare ai suicidi dovuti dalla vergogna provocata da un contenuto sensibile divulgato viralmente sui vari social).

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La diffusione di materiale privato ha avuto come protagonisti anche personaggi notori: è stato sulla bocca di tutti – per esempio – l’increscioso episodio che ha coinvolto la giornalista Diletta Leotta, che si è ritrovata le proprie foto  intime sulle varie piattaforme social. Questa è la dimostrazione palpabile che i nostri dati sensibili non sono tutelati abbastanza.

Sembra proprio che ormai la vita reale venga messa in secondo piano, dietro ad uno schermo che spesso maschera la realtà;  il nostro smartphone è diventato per noi Il grande fratello di cui parlava George Orwell in 1984.

 

 

“Dici che torneremo a guardare il cielo, alzeremo la testa dai cellulari, fino a che gli occhi a guardare quanto una luna ti può bastare?”.

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