Integrità del capitale sociale: no al conferimento di criptovalute in s.r.l.

Così il Tribunale di Brescia con decreto di rigetto 18 luglio 2018, n. 7556.

La diffusione a livello mondiale del dibattito sulle criptovalute è dovuta soprattutto al recente boom di bitcoin, moneta virtuale inventata da Satoshi Nakamoto (pseudonimo di un mister X di cui è ignota l’identità) e ormai utilizzatissima per transazioni di qualsiasi genere. Emblematico, al riguardo, è il caso di Rovereto, paese con 40.000 anime e oltre 70 attività (pizzerie, parrucchieri, autoscuole, bar, persino dentisti) che accettano bitcoin come mezzo di pagamento.

Tuttavia bitcoin non è l’unica criptovaluta esistente al mondo. Anzi, sono in totale quasi 2.000 le criptovalute che, sebbene sconosciute ai più, sono regolarmente scambiabili sul mercato, per un volume totale di capitalizzazione che si aggira tra i 250 ed i 300 miliardi di dollari. Mica male, viene da dire.

Eppure, principio cardine della materia è che non tutte le criptovalute sono uguali tra loro. Non tutte garantiscono lo stesso livello di stabilità, trasparenza ed affidabilità. Ed è proprio per questa ragione che il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso proposto dall’amministratore unico di una s.r.l. avverso il rifiuto di un Notaio di provvedere all’iscrizione del registro delle imprese di una delibera di aumento del capitale sociale mediante conferimento, per l’ammontare di euro 714.000, di una criptovaluta di cui, per ragioni di riservatezza, ancora non si conosce il nome.

Il ricorrente, argomentando in favore della validità della perizia di stima effettuata ex. art. 2465 c.c., lamentava l’irragionevolezza di un simile trattamento, dal momento che da una parte, il possesso di moneta virtuale va inserito in dichiarazione dei redditi (come chiarito dall’Agenzia dell’entrate); dall’altra, altri beni immaterialie.g. i diritti di proprietà industrialepossono costituire oggetto di conferimento.

Diverse, invece, le valutazioni del Tribunale. Il Collegio, pur non discutendo l’idoneità in astratto delle criptovalute a costituire elemento di attivo idoneo al conferimento nel capitale di una s.r.l., ha infatti affermato che quella in questione non soddisfava il requisito di cui all’art. 2464, co. 2 (“Possono essere conferiti tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica”). La valuta conferita nel caso di specie, è stato osservato, è priva di una piattaforma di scambio con monete aventi corso legale (sì da rendere impossibile l’affidamento su un prezzo attendibile) ed inidonea ad essere oggetto di aggressione da parte dei creditori. Un ipotetico pignoramento, d’altronde, sarebbe risultato pressochè impraticabile senza la collaborazione del debitore, alla luce dell’utilizzo di dispositivi di sicurezza ad elevato contenuto tecnologico.

Insomma, un ragionamento lineare e coerente da parte dei giudici che, così facendo, hanno avallato il rifiuto del Notaio, censurando le inesattezze e le trascuratezze della relazione giurata presentata dalla società.

Il progresso tecnologico ne risulta compromesso? Ovviamente no. Le criptovalute, in linea di principio, possono essere conferite in società. Quella che non può venir meno è semplicemente la funzione primaria del capitale sociale, ossia la funzione di garanzia dei creditori sociali, a cui un ordinamento giuridico che mira a tutelare la certezza dei traffici giuridici non può in alcun modo rinunciare.

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