Sulla mia pelle: il caso Cucchi al cinema

Sulla mia pelle: alla scoperta del film diretto da Alessio Cremonini.

Sulla mia pelle è senza ombra di dubbio il film del momento. Presentato alla 75′ mostra internazionale del cinema di Venezia il 29 agosto 2018 e distribuito da Netflix e Lucky Red a partire dal 12 settembre 2018, il film diretto da Alessio Cremonini sta già facendo discutere. Oggetto principale della pellicola è una delle vicende più struggenti della cronaca nera italiana: il caso Cucchi. Tutto ha inizio il 15 ottobre 2009, data in cui Stefano Cucchi viene arrestato perché colto in flagranza mentre cedeva all’amico Emanuele Mancini delle confezioni sospette in cambio di denaro. Sulla mia pelle incentra l’intera narrazione sull’uomo Stefano Cucchi: un giovane di appena 31 anni, un ragazzo che stava provando a rimettere la testa a posto dopo anni bui segnati da diversi guai con la giustizia. Stefano non è soltanto un caso drammatico di cronaca nera che tutti abbiamo imparato a conoscere, ma è anche una persona come tante altre.

Sulla mia pelle
Il momento dell’arresto raccontato nel film.

È l’interpretazione di Alessandro Borghi ad essere un autentico capolavoro. L’attore fa suo il personaggio, si immedesima nella vicenda Cucchi. Anche se tutti noi siamo a conoscenza del caso Cucchi, speriamo che il corso degli eventi subisca delle modifiche, ci aspettiamo che qualcuno intervenga per salvare Stefano, ci attendiamo che il giovane romano smetta di aver paura di tenere nascoste le violenze subite. Borghi ci trasmette tutto ciò, ci fa vivere gli ultimi giorni di carcere a stretto contatto con Stefano, con le sue debolezze, la sua paura e nello stesso tempo il suo vitale bisogno di parlare con qualcuno nell’isolamento più totale.

Sulla mia pelle
Immagine tratta dal film “Sulla mia pelle”.

Il film non è assolutamente cruento. Non si vedono scene di violenza fisica né sangue. Tutto questo produce ancora più angoscia e segnala l’intenzione di nascondere le violenze subite da Stefano. Cucchi viene spedito da una parte all’altra come fosse un pacco. C’è anche chi prova a immedesimarsi nel disagio di Stefano. Il ragazzo romano si rifiuta di parlare, la paura trasuda nei suoi occhi. Viene privato persino del diritto di avere il proprio avvocato di fiducia con il quale molto probabilmente avrebbe sputato il rospo. Quello che evince dal film in maniera drammatica non è tanto la brutale violenza bensì la negligenza da parte del microcosmo che gira attorno a Stefano (dalle forze dell’ordine al personale medico). Una negligenza che è peggiore di qualsiasi maltrattamento fisico.

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Nel film non emerge né una santificazione di Cucchi né una demonizzazione delle forze dell’ordine. Come detto in precedenza, l’obiettivo è mettere in luce l’indifferenza e la mancata volontà di intervenire, di dare un segnale, di provare a conoscere Stefano. Viene, inoltre, rappresentato il dramma nel dramma: lo smarrimento della famiglia Cucchi. Una famiglia che non avrà alcuna notizia se non al momento della tragica morte di Stefano. Una famiglia che si sente inerme e soprattutto presa per i fondelli da una macchina organizzativa che tenta a tutti i costi di occultare il tutto. Giovanni Cucchi, interpretato da Max Tortora, e Rita Calore (Milva Marigliano), sono due genitori che non possono fare altro che attendere passivamente che arrivi qualche buona notizia, distrutti ed estremamente provati. Ilaria Cucchi, interpretata da Jasmine Trinca, è l’unica in grado di mantenere una certa lucidità, consapevole della lesione dei diritti subita dal fratello e del sistema marcio che stava maturando attorno a quella angosciante vicenda. Una fermezza che si trasforma in disperazione quando la famiglia ha la possibilità di vedere Stefano Cucchi dilaniato dalle ferite e dai lividi sul lettino dell’obitorio.

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