Il Caso Ronaldo: quando la gogna va di moda

Una pericolosa correlazione, un’equazione poco bilanciata, un’identità di dubbia provenienza. Quella lanciata da movimenti a metà tra il femminismo e lo sciacallaggio come #metoo et similia è una moda con non pochi rischi. Da Fausto Brizzi fino a Cristiano Ronaldo, tutti rei di essere ricchi, famosi e piacioni. Tutti vittime consapevoli, ma inermi carnefici, accusati e macchiati per una o più notti di piacere.

La psicosi collettiva affonda le radici nel famigerato caso Weinstein, che di fasullo o fantasioso ha ben poco, ma da cui una parte dell’opinione pubblica e dello star system ha preso spunto per dar vita a movimenti di chiara matrice sessista, con alla base il giustizialismo più becero. E così i membri dell’equazione appaiono chiari: a ricco, bravo e famoso, si accosta con estrema facilità un caso di violenza sessuale, o comunque di un rapporto non consenziente. E a tirarlo fuori dal cilindro è sempre una presunta vittima, che dopo anni decide di togliersi il peso, giustificandosi con la paura di non essere creduta, o peggio ancora di poter essere presa in giro.

Ma il fenomeno è vicino ad un’inversione di tendenza repentina. Inversione cominciata verso la fine di Agosto, quando Jimmy Bennett accusa Asia Argento di averlo violentato quando aveva appena 16 anni. Il tutto si sarebbe poi risolto con un cospicuo risarcimento in danaro. Sulla veridicità delle dichiarazioni di Bennett appare lecito porsi non pochi dubbi: non solo per il lasso di tempo trascorso, ma soprattutto per il tempismo perfetto, in uno dei momenti di massima popolarità per l’attrice italiana, vicina al debutto come giudice di X Factor.

Sono tutti chiari indici di un fenomeno non poco preoccupante, ma in particolar modo di un vero e proprio clima di terrore: il diritto-dovere per una donna di denunciare, urlare, protestare, e avere giustizia se vittima di un reato grave come la violenza sessuale, ma non vanno escluse le forme di abuso che ne derivano, rafforzate dalla difficoltà probatoria di un vero e proprio consenso alla prestazione sessuale. E sul tema sono tornati con particolare veemenza i paesi scandinavi, maestri del garantismo e dei diritti: in Svezia sarà necessario un consenso esplicito per avere un rapporto sessuale, in parole povere: se siete in vacanza a Stoccolma, armatevi di liberatorie e dichiarazioni, altrimenti scordatevi di sveltine e storie di una notte in pub o discoteche.

Di questo passo il rischio è quello del classico:”Al lupo, al lupo!”. Casi simili possono non solo trasformarsi in pericolosi boomerang, ma gettano un velo di sfiducia su tutta la categoria; col rischio di non essere creduti in caso di abusi veri da parte di personaggi famosi, che si credono immuni da ogni forma di giustizia.

L’altro rischio, già materializzatosi, è che casi simili si vadano a moltiplicare, come il recente caso CR7. Il bomber portoghese viene prima accusato di molestie, ma poi le prove, quasi per miracolo, vanno perse. Addirittura la famosa Ruby, sedicente nipote di Mubarak, protagonista indiscussa dei bunga bunga di Arcore, risulterebbe essere stata pagata da Cristiano Ronaldo, in cambio di prestazioni sessuali. Per il campione, che continua comunque a segnare e a far bene, si prospetta una situazione complicata, con gli sponsor alla porta, pronti a chiedere la risoluzione degli onerosi contratti che li legano a Ronaldo.

Il clima è giacobino e sa di forca e giustizia di piazza, di tribunali del popolo, di magistratura dei clic.  Il cambio di passo dovrebbe essere culturale, prima di tutto, giuridico poi. Perché la macchina giudiziaria perde di credibilità quando se ne fa abuso. I diritti che si inginocchiano all’altare dell’egoismo, del personalismo, il sacrificio del merito e della verità.

Commenti

commenti