L’autunno caldo (ma non troppo) della politica italiana

Molto rumore per nulla. Questo il titolo di una commedia teatrale scritta da Shakespeare sul finire del 1500. Il titolo della commedia rispecchia l’autunno caldo della politica italiana. Non si tratta di una fase caratterizzata da rivoluzioni e sommosse. Ma è una fase in cui si manifesta l’arte del caos. Un caos che, però, è architettato nei minimi dettagli. Tanto rumore per poi far rimanere tutto così com’è (almeno per ora). Il governo giallo-verde, nonostante i proclami rivoluzionari, continua ad aggrapparsi alle malefatte del passato anziché proporre un’idea di cambiamento. Molto più comodo è sostenere che nei governi precedenti varie cose non andassero per il meglio, meno comodo è superare questi difetti. Dall’altro lato, con riferimento alle forze di opposizione, si commette l’errore di contestare degli aspetti che erano parte integrante dei governi in cui tali partiti costituivano la maggioranza. Anche in tale caso, è semplice accusare di incoerenza Lega e Movimento 5 Stelle, meno facile è proporre un’alternativa seria. Il cittadino si trova spaesato. Naviga in un mare in tempesta. Pur non rivedendosi magari nelle politiche del governo del cambiamento, voltando lo sguardo verso i partiti dell’opposizione, si sente smarrito e scarsamente rappresentato.

Ancora non ci è molto chiaro il piano di governo. Il famosissimo contratto è parecchio ambizioso e ci auguriamo possa essere rispettato. Ad oggi ciò che emerge (posso anche sbagliarmi!) è soltanto una massiccia propaganda. Una copertura enorme di consenso da parte degli elettori nei confronti dei partiti di maggioranza. Indici di popolarità impressionanti. Un Presidente del Consiglio amato e trattato come fosse una celebrità. Giuseppe Conte è anche sex symbol (basta fare un giretto sui social per capirlo). Un professore che, spinto da amor patrio, ha lasciato la sua cattedra per diventare “l’avvocato degli italiani”. Probabilmente il peso ingombrante di Salvini e Di Maio non ci ha permesso ancora di valutare le gesta del nuovo Premier. Un Presidente che, all’occorrenza, diventa anche reggi-cartello di Matteo Salvini!

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Immagine tratta da: La Repubblica

Quello che si è visto in questi primi mesi di governo è l’uso di una comunicazione politica aggressiva e senza scrupoli. Un’azione di governo fatta più sui social che negli scranni del Parlamento. Con un Ministro dell’Interno che, con una telefonata ed un post su facebook, riesce a bloccare per giorni una nave italiana in mezzo al mare. Sicuramente è necessario inviare segnali forti ad un’Europa troppo spesso assente, ma inscenare un teatrino mediatico per accrescere il proprio consenso è un atto fine a se stesso. Salvini, a seguito del fascicolo aperto dal Procuratore di Agrigento che propone come capo d’accusa il sequestro di persona, è riuscito a diventare il martire della situazione. I partiti politici di opposizione hanno sprecato letteralmente un mese, proponendo la consueta santificazione della Magistratura contro un Ministro che merita di essere punito. Un mese in cui magari avrebbe potuto essere esposto un nuovo piano di integrazione ed accoglienza, eliminando le storture del sistema attuale. Una comunicazione politica martellante che non fa altro che aizzare ulteriormente tutte quelle persone che, trovandosi in una situazione di difficoltà, hanno bisogno di individuare dei colpevoli. Questo è accaduto in occasione del recentissimo arresto ai danni del Sindaco di Riace: esultanze sui social da parte di Di Maio e Salvini, i quali non hanno perso l’occasione di attaccare il governo precedente e di sfruttare a proprio favore questa notizia.

 

Altre cose non tornano sull’azione politica del governo: la chiusura dell’ILVA è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Luigi Di Maio: l’impianto non è stato chiuso. Il Ministro del Lavoro è riuscito a siglare un accordo con i sindacati e i vertici aziendali. Una simile strategia era stata impiegata dal governo precedente. I cittadini di Taranto che hanno votato in massa il Movimento 5 Stelle hanno già manifestato il proprio dissenso nei confronti di questa manovra.

Ambiguità c’è stata anche in merito al “Decreto Genova“. Quelle successive al crollo del ponte Morandi sono state settimane in cui è successo di tutto: ritardi ingiustificati sull’approvazione del decreto, un testo che non prevedeva le coperture finanziare e troppo confusionario, proposte pretenziose avanzate dal Ministro Toninelli e accuse violente rivolte al gruppo Autostrade. Finalmente, nei giorni scorsi, il Decreto Genova ha trovato esecuzione ed entro 60 giorni dovrà essere convertito in legge dal Parlamento. L’unica cosa certa del decreto è che Autostrade non prenderà parte alla ricostruzione del ponte Morandi.

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Immagine tratta da: Il Messaggero

Incoerenza anche in merito ai vaccini, altro caposaldo della campagna elettorale leghista e grillina. In una fase iniziale era stato proposto di eliminarne l’obbligatorietà per l’accesso ai nidi e alle scuole materne. Successivamente si ha un dietrofront a seguito della bocciatura di un emendamento al decreto “Milleproroghe”. Il valzer continua: nei giorni scorsi il ministro della Salute Grillo ha dichiarato che il vaccino contro il morbillo debba restare obbligatorio, l’esavalente no.

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Il ministro della salute Grillo.

A furor di popolo è stata accolta la presentazione del DEF (Documento di programmazione economica finanziaria). Una proposta di manovra che punta a realizzare le promesse elettorali: su tutte il reddito di cittadinanza e la flat tax. Non è da biasimare la proposta di prevedere un deficit più alto (cosa fatta anche dai precedenti governi) bensì l’obiettivo delle varie iniziative. Commentando il DEF, notiamo varie forme di assistenzialismo: non esiste un’idea di riforma che possa facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro né un’idea di reintegrazione lavorativa. Per intenderci (mia opinione confutabile) sembrerebbe che le tanto criticate mance elettorali di Renzi stiano riapparendo sotto forma di sussidi.

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Di Maio e la sua squadra euforici per la “Manovra del popolo”.

L’altra faccia della scena politica è rappresentata da un PD che vuole dimostrare, in modo ipocrita, di sopravvivere ancora. Un partito in cui tutti remano contro e provano ad edificare le proprie correnti. Un partito in cui un esponente di spessore si ispira a Macron e si dichiara contemporaneamente rappresentante del centro-sinistra. Ci sono anche persone che, dopo aver contribuito alla disfatta elettorale e non solo, propongono di rifondare restando però dentro. Altri esponenti, invece, giusto per essere in controtendenza, sputano sul piatto in cui hanno mangiato.

 

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