L’uomo che uccise Don Chisciotte

Follia e realtà nel film di Terry Gilliam

Il 27 settembre è uscito nelle sale italiane “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, un film diretto da Terry Gilliam che costituisce una delle più interessanti rivisitazioni del capolavoro di Cervantes.

Incentrato su di un regista che, per ritrovare l’ispirazione, ritorna al paese dove girò il suo primo film sul cavaliere della Mancha. “L’uomo che uccise Don Chisciotte” tratta delle inspiegabili e rocambolesche avventure del protagonista che viene scambiato per Sancho da un uomo che crede di essere il Chisciotte in persona.

Grazie a questo espediente metacinematografico, Gilliam dà mostra della sua conoscenza dell’opera cervantina, riproponendo una serie di celebri episodi del romanzo sotto una luce moderna, toccando temi molto discussi al giorno d’oggi. Un primo esempio è la sovrapposizione che si viene a creare fra l’arrivo dell’inquisizione spagnola, che dà la caccia ai morenos del Quattrocento, e quello della guardia civil che sgombera una baraccopoli in cui una comunità di immigrati viveva nel terrore di essere scoperta dalle autorità. Inoltre, viene toccato con grande maestria il tema della mercificazione dell’ispirazione artistica la quale viene letteralmente comprata in questo film da un tanto potente quanto disgustoso magnate della vodka che assoggetta alle sue volontà ogni membro della casa cinematografica per cui lavora il protagonista del film di Terry Gilliam.

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In questa storia la follia ricopre un ruolo molto importante: innanzi tutto conferisce una diffusa ilarità alla vicenda, che aiuta a stemperare la serietà data dai temi trattati; inoltre, proprio come nel romanzo di Cervantes, essa è la risposta alla banalità di una quotidianità sempre più complessa e degradata che porta i personaggi di questo film a rifugiarsi in un mondo alternativo idealizzato e perfettamente coerente a se stesso.

Tuttavia, proseguendo verso la sua conclusione, questa vicenda porta ad una graduale trasformazione dell’immagine ridicola del vecchio calzolaio che si crede il Chisciotte, in un quadro grottesco in cui quest’ultimo viene sbeffeggiato e umiliato per il puro divertimento dello sponsor onnipotente.

In sostanza, si tratta di un film dalla regia eccellente, con un cast composto da attori di grande spessore e con una sceneggiatura originale ed accurata che è stato capace di compiere l’ardua impresa di far rinascere un Chisciotte in un mondo sterile come il nostro.

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