Mimmo Lucano: quando il Diritto ha bisogno di respirare

Qualche settimana fa, Mimmo Lucano viene arrestato. Per chi non lo sapesse, stiamo parlando del sindaco di Riace, inserito dalla rivista Fortune nella lista dei 50 uomini più influenti del mondo, per aver ideato uno tra i più geniali modelli di accoglienza. Riace, la città dei Bronzi, uno dei tanti borghi che secondo gli attuali studi è destinato a spopolarsi del tutto nel giro di un decennio, ha sfatato il mito dell’urbanizzazione forzata e si è colorato delle culture, delle etnie dei rifugiati, che a Riace hanno trovato molto di più che un semplice SPRAR.

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Artigianato, ospitalità diffusa, e molto altro ancora: non un ostello, non una pensione, ma un sistema attraverso il quale chi ha chiesto ospitalità restituisce il favore contribuendo a far rivivere un piccolo paesino della costa jonica. Ma quando viene arrestato, per Lucano l’accusa più grave è quella di aver organizzato matrimoni di comodo, per garantire il permesso di soggiorno. Le intercettazioni lasciano poco spazio alle interpretazioni, e lo stesso sindaco non si nasconde dietro il beneficio del dubbio e non rinnega le sue azioni. Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria accoglie l’istanza dei suoi legali, e gli arresti domiciliari si tramutano in divieto di dimora.

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Lucano viene ospitato da Fazio a Che tempo che fa e azzarda paragoni con i gerarchi nazisti: giustizia e legge non sempre vanno dalla stessa parte. Adesso, il rischio è quello di fare delle dietrologie, rischiando di dimenticare principi a salvaguardia e tutela del nostro ordinamento, quale la separazione dei poteri. Se un magistrato ha notizia di un reato, ha l’obbligo costituzionale di promuovere l’azione penale. E così, piena fiducia nell’operato della magistratura, senza retorica. Come sempre il punto non sono le indagini e il clamore mediatico che ne deriva. Perché un processo non si conclude con un rinvio a giudizio, semmai ne è il punto di approdo, il primo passo.

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Il caso Lucano, a voler fare i giuristi noiosi e cattivi sta tutto nella punibilità. Nell’opportunità di punire un reato simile, e nel significato sociale che una condanna può avere. C’è una presa di posizione ideologica o no? Lo sforzo da fare è comprendere se dietro la condotta di Lucano, che configura perfettamente un reato, ci sia una qualche ragione di opportunità per cui Lucano non debba essere punito. E’ chiaro che l’accoglienza si configuri ormai come una pratica socialmente accreditata, nonostante le resistenze da parte dell’opinione pubblica e da altra parte della società politica.

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Ma siamo arrivati ad un livello tale che una condanna per una condotta simile sia avvertita come ingiusta, alla stregua dei valori dominanti della società attuale? Il giudice non è isolato: è immerso nella realtà, e ne avverte valori e istanze dominanti. Respira, e adatta il diritto alla realtà; fa in modo che l’interpretazione di leggi scritte più di 80 anni fa non restino lettera morta, ma rende possibile la sua applicazione in una società profondamente mutata. Solo quando il conflitto diventa insanabile, la disapplica, o propone una questione di legittimità costituzionale, per verificare che quella norma non si ponga in disaccordo con leggi di rango superiore.

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Ma qui il problema è un altro: non si tratta di un conflitto tra norme, ma di una questione di opportunità: anche se le condanne dovrebbero sempre essere commisurate alle azioni commesse, sono innegabili le ricadute sociali che una sentenza di condanna potrebbe avere. Un messaggio forte e chiaro: lo smantellamento di un modello di accoglienza perfetto, la distruzione di un uomo che ha sfidato il sistema, l’idea di un diritto così rigido da non sapere cogliere l’effetto travolgente di cambiamenti epocali come i fenomeni migratori, una sostanziale risposta negativa ad un perfetto bilanciamento di interessi, che in Riace aveva trovato una combinazione perfetta.

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Se potessero parlare, cosa ne penserebbero quei due guerrieri un po’ scuri e un po’ più sfortunati, che venivano dalla Grecia e che per 2000 anni sono rimasti, dormienti, sul fondale? Due guerrieri, che Riace l’hanno resa famosa.

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