La storia racconta, l’Italia dimentica. La causa? Limiti culturali derivanti da rimasugli di sessismo? Non penso: il periodo storico in cui viviamo è ben concentrato sulla parità dei sessi, focalizzato sull’importanza della figura femminile all’interno della società e attivo nel preservare l’integrità e la dignità della donna. Non sempre ci si riesce, ma l’intento c’è.

E allora, come si giustifica il fatto che una storia così importante, come quella di Elena, possa essere caduta nel dimenticatoio?! La storia racconta, l’Italia dimentica… e accumula i debiti da pagare nei confronti dello splendido orizzonte culturale che vanta.

La storia di Elena è una storia fatta di amore per la cultura, di dedizione, sacrificio, delusioni, una serie di sconfitte e piccole vittorie… una storia breve, ma incredibilmente intensa. Una di quelle storie che lasciano l’amaro in bocca, di cui in pochi parlano, ma che tutti dovrebbero conoscere. 

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, conosciuta anche come Elena Lucrezia Corner, nacque nel giugno del 1646 a Venezia e fu la quinta di sette figli di un nobile patrizio, Giovan Battista Cornaro, e di Zanetta Boni, donna dalle umilissime origini. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quella bambina sarebbe stata la prima donna laureata al mondo. Il padre riconobbe sin da subito nella bambina delle doti eccezionali e, per dar lustro al nome della famiglia, le fornì tutti gli strumenti necessari per un arricchimento culturale che sarebbe stato fonte di prestigio. Per quanto Elena incarnasse il, ben più tardo rispetto alla sua epoca, principio “ARS GRATIA ARTIS“, più conosciuto come “ART FOR ART’S SAKE”, che veicola l’idea secondo cui l’arte ha come unico scopo l’arte e non l’ostentazione di quest’ultima in salotti o accademie, decise di non deludere il padre. E così, iniziarono i pomeriggi passati nella biblioteca di famiglia. Il suo cavallo di battaglia erano gli studi filosofici, ma la conoscenza della giovane ragazza in poco tempo divenne immensa: padroneggiava il latino, il greco, il francese, l’inglese e lo spagnolo, e studiò anche l’ebraico.

Per trovare un compromesso tra la sua inclinazione alla riservatezza, la vocazione religiosa che possedeva e i voleri del padre, nel 1665, a soli 19 anni, si fece oblata benedettina: un modo per evitare la reclusione monastica e poter continuare gli studi, seguendo però le regole dell’Ordine. In poco tempo non fu più semplicemente la giovane appassionata di cultura: divenne famosa tra gli studiosi italiani ed esteri per la sua erudizione e venne chiamata e accolta da moltissime accademie.

In particolare, cogliendo l’occasione di una una pubblica disputa di filosofia in lingua greca e latina tenuta dalla giovane Elena, il padre richiese la laurea in teologia per la figlia all’università di Padova (allora conosciuta come Studio di Padova). Ad opporsi fu il vescovo della città, Gregorio Barbarigo, oggi riconosciuto come Santo dalla chiesa cattolica. Il Cardinale,  allora anche cancelliere dell’Università, pensava fosse “uno sproposito dottorar una donna” e che avrebbe contribuito a “renderci ridicoli in tutto il mondo“. Nonostante lo Studio di Padova avesse acconsentito alla richiesta di laurea, l’approvazione del Cardinale era vincolante, per cui iniziò uno scontro tra il suddetto e il Cornaro, che si concluse con la concessione di una laurea in filosofia, ma non in teologia. A 32 anni Elena ottenne, finalmente, la sua laurea: la proclamazione restò negli annali per la quantità di persone presenti nell’aula.

Elena Lucrezia Corner  si prese la sua rivincita: divenne una celebrità, iniziò ad essere cercata da eruditi di tutto il mondo per dei consulti. Ma Elena non voleva solo un titolo, così sostenne la sua dissertazione e fu accolta nel Collegio dei medici e dei filosofi dello Studio padovano, benché non potesse comunque, in quanto donna, esercitare l’insegnamento.

Dopo la laurea si trasferì a Padova per intensificare i suoi studi, ma a causa di tutti i pomeriggi passati sui libri e delle prove ascetiche a cui si sottopose per devozione (l’ascesi comporta una svalutazione della corporeità, realizzata tramite sacrifici e mortificazioni della carne, al fine di raggiungere una superiore spiritualità), la sua breve vita si concluse a soli 38 anni per gangrena.

Tra debiti e volontà dei monaci benedettini, non rimase nemmeno la statua di Elena, eretta su spinta del padre. Per moltissimi anni bistrattata, dimenticata, osteggiata, oggi viene ricordata dalla riproduzione della statua originaria ai piedi dello scalone del Bo’, nella sede dell’Università di Padova. Chissà quanti ragazzi ci passano davanti tutti i giorni, distratti, indaffarati, senza domandarsi nemmeno chi sia quella giovane rappresentata in quella statua ricoperta di plexiglas ed escrementi di piccioni…

 

 L’Italia vanta la prima donna laureata al mondo e nemmeno lo sa.

A primo impatto, quella di Elena sembra una storia troppo lontana da noi, dal mondo in cui viviamo, dalla famiglia in cui siamo cresciuti, dal modo in cui siamo cresciuti. Chi lo studierebbe più il greco, il latino, l’ebraico solo per passione?! Chi preferirebbe passare i pomeriggi in una biblioteca, piuttosto che uscire con gli amici?!

Ma siamo così sicuri che sia una storia così distante da quelle che fanno parte della nostra realtà? Siamo sicuri che sia così diversa? A pensarci bene, forse non poi così tanto…

Elena è stata semplicemente una ragazza con una passione, la passione per la cultura. Una passione in cui il padre ha visto un mezzo per riscattarsi, un mezzo per colmare quei vuoti che non aveva saputo riempire nella sua vita e le mete che non aveva raggiunto. Quante volte capita nelle famiglie di oggi? Quante volte anche i migliori genitori ripongono nei figli aspettative troppo alte, quante volte i ragazzi si sentono dire “devi farlo perchè io non sono stato in grado e me ne sono pentito…” e si sentono costretti moralmente a prendere determinate scelte?

Quante volte, inoltre, i nostri sacrifici non vengono riconosciuti? Quante volte il classismo, il sessismo, ed ogni forma di “ismo” vince sul merito?!

Quante volte…

Dopo oltre tre secoli molte domande sono rimaste le stesse, molte situazioni invariate…ma ancora non riusciamo a trovare le risposte.

E allora partiamo dal principio. Partiamo da chi ha lottato per rispondere a questi quesiti senza tempo. Partiamo da Elena…

La storia racconta, facciamo sì che il mondo non dimentichi.

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