In un panorama musicale italiano saturo di canzonette commerciali e pop all’americana, pochi artisti nel nostro paese sperimentano nuovi audaci generi; tra questi si possono annoverare il rap letterario di Murubutu e quello ermetico di Rancore, ma ciò di cui si parlerà in questo articolo è un altro particolarissimo tipo di musica che, da una decina di anni a questa parte, sta emergendo anche in Italia, ossia il genere demenziale.

Band come i Nanowar of Steel o cantautori come il romano Giancane o Immanuel Casto sono esponenti di spicco di questa nuova forma musicale. I primi sono emissari del metal in una terra tanto asciutta di questi suoni come l’Italia; la loro produzione artistica, infatti, consta da un lato di cover sovente parodiche di pezzi famosissimi di band come gli Iron Maiden che hanno fatto la storia di questo genere. Ad esempio The number of the beast viene adattata dalla band italiana alla loro maniera di fare musica e si trasforma in una comica The number of the bitch. La restante parte delle loro canzoni, invece, è costituita da testi e musiche originali che coniugano con risultati sorprendenti il demenziale al metal. È da questa insolita unione che nascono pezzi come Giorgio Mastrota (the Keeper of Inox Steel) o l’inno della medievaleggiante pagina di Facebook Feudalesimo e libertà.

Per quanto concerne il cantautorato, sia Giancane sia Immanuel Casto si distinguono per l’impegno sociale che emerge dai loro testi, seppur esposto in forma comico-parodistica. Il primo tratta tematiche di vario tipo, dalle degradanti situazioni che scaturiscono dalle pantagrueliche abbuffate natalizie (in Buon compleanno Gesù) alla libertà di adozione per le coppie gay (in Adotta un fascista), ma lo fa sempre con un tono mordace e con una faccia tosta che lo rendono irresistibilmente divertente. Il secondo, invece, concentra la sua produzione musicale sulla tematica della disinibizione sessuale votata alla rimozione di stereotipi e tabù che appestano l’argomento, ma pone particolare attenzione sulla libertà di esprimere la propria sessualità tanto per la popolazione  omosessuale quanto per quella etero. Il risultato è un’irriverente comicità che, però, è capace di farsi seria all’improvviso e di analizzare con acuta sensibilità la psiche umana in tracce come Da grande sarai frocio.

Tirando le somme, il genere demenziale non ha offerto al panorama musicale grandi capolavori, ma gli ha fornito prospettive insondate e interessanti punti di partenza per una futura sperimentazione che possa liberare la musica italiana dalla prigione del dominio statunitense.

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