Battisti: lo strano rapporto tra giustizia ed ideologia

Cesare Battisti è stato arrestato il 12 gennaio in Bolivia. Oggi è stato trasferito in Italia nel carcere di Oristano.

L’ex terrorista rosso, Cesare Battisti, quest’oggi è stato trasferito presso il carcere di Oristano. La sua latitanza si è conclusa il 14 gennaio 2019 in Bolivia grazie ad un’operazione dell’Interpol che ha visto la compartecipazione di Polizia italiana, nucleo Antiterrorismo e Criminalpol.

L’esponente del gruppo “Proletari Armati per il Comunismo” è in lotta perenne con la giustizia. Nel 1981 viene condannato a dodici anni per i reati di banda armata. È stato, inoltre, accusato di aver contribuito attivamente alla esecuzione di quattro omicidi. Due dei quali sarebbero stati compiuti materialmente dallo stesso Battisti, gli altri due in concorso con altre persone. Oltre a tali capi di imputazione, l’ex terrorista attivo negli anni di piombo, fu giudicato dalla giustizia italiana come esponente di spicco del terrorismo italiano. La sentenza di primo grado è stata in una fase successiva confermata: Battisti verrà condannato all’ergastolo. Proprio negli anni ’80 inizia la fuga del noto terrorista. Evade dal carcere di Frosinone e trova rifugio in diversi paesi stranieri che lo accolgono concedendogli il diritto di asilo. Fu ospitato dapprima dal Messico, successivamente dalla Francia del socialista Mitterand, il quale stava persino per garantirgli la naturalizzazione.

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La vita di Battisti è un continuo fuggire. Conduce una vita molto simile a quella dei mafiosi. Sempre pronto ad instaurare le giuste relazioni. Relazioni forti che gli consentiranno di trovare dei rifugi e soprattutto la protezione di uomini ed istituzioni importanti. Nel 2004 cambia luogo di approdo: è il turno del Brasile. Un Paese molto caro a Cesare Battisti. Ci resterà fino al 2018. Nel 2010 riesce ad ottenere il diritto d’asilo, evitando così l’estradizione in Italia. Il Presidente Lula e successivamente Dilma Roussef hanno permesso a Battisti di restare in Brasile. Ci si è appellati persino al Tribunale Supremo federale brasiliano. Il Tribunale ha deciso che l’ex terrorista non avrebbe potuto far ritorno in Italia poiché avrebbe avuto eccessive ripercussioni negative legate alle sue idee politiche.

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Battisti è stato difeso da diversi intellettuali legati al panorama valoriale della sinistra. 13 anni fa è stato sottoscritto un manifesto firmato convintamente da grandi uomini di cultura. Questi letterati (e non solo) si sono schierati contro la richiesta di estradizione del neo romanziere italiano. Sì, Battisti nel tempo ha avuto modo di dedicarsi alla sua grande passione per il genere noir. Il terrorista è stato difeso ardentemente dal collettivo Wu Ming, dal vignettista Vauro, da Daniel Pennac, da Valerio Evangelisti. La lista è molto vasta. Ci sono anche professori universitari, giornalisti, esponenti del mondo dell’associazionismo. C’è anche Roberto Saviano, che però ritirerà la propria firma per rispetto nei confronti delle vittime degli attentati terroristici che hanno visto protagonista Battisti.

I principali partiti politici presenti in Parlamento, hanno espresso la propria soddisfazione per la tanto agognata estradizione in Italia. Chi più chi meno. C’è stato chi non si è scomposto più di tanto, chi ha esageratamente alzato i toni e chi continua a confondere la giustizia con l’ideologia. Anche su Cesare Battisti l’Italia è spaccata a metà. Persiste ancora la presenza di uomini forse troppo ideologizzati che finiscono col giudicare il terrorismo come un qualcosa di giustificabile se commesso per difendere le proprie idee. C’è anche chi considera la giustizia come un qualcosa di arbitrario e discrezionale. Ha valore soltanto quando punisce la fazione politica che non ci appartiene. Ha un peso specifico esclusivamente quando tende a condannare (legittimamente) atti di terrorismo nero. In quel caso pure vi è un’ideologia alle spalle: perché non giustificare anche quella?

C’è chi ha cavalcato l’onda mediatica, facendo il proprio comprensibile gioco. Il Ministro dell’Interno Salvini ha pubblicato istantaneamente post sui social, usando toni festanti. La pacchia è finita, il Ministro Salvini ha così commentato l’arresto in Bolivia di Cesare Battisti. C’era da aspettarselo. Salvini ha approfittato di questo episodio per accrescere ulteriormente il proprio consenso politico. È un uomo molto fortunato. Dopo anni di latitanza, proprio durante la sua esperienza da Ministro, viene catturato uno dei maggiori esponenti del terrorismo rosso. Salvini in pompa magna ha accolto l’aereo atterrato questa mattina a Ciampino. Ha postato la consueta diretta sui suoi social. Ha fatto in modo che la sua platea potesse avere un nuovo nemico da annientare.

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In questo marasma di dichiarazioni e di uscite fuori luogo su un caso così delicato, probabilmente la posizione più equilibrata ed efficace è stata quella espressa dal Premier Conte: “Ad attenderlo qui da noi ci saranno le nostre carceri affinché possa espiare le condanne all’ergastolo che i tribunali italiani gli hanno inflitto a suo tempo con sentenze passate in giudicato, non certo a causa delle sue idee politiche, bensì per i quattro delitti commessi e per i vari reati connessi alla lotta armata e al terrorismo“.

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