Chiamami col tuo nome (Call me by your name)

Le note sfiorate e la musica sussurrata dei Sufjan Stevens ci accompagnano nel viaggio di un diciassettenne alla scoperta dell’essenza dei suoi sentimenti per uno studente straniero ventiquattrenne, ospite a casa sua durante le vacanze estive.
Tra il profumo delle pesche mature e il pavimento ruvido e freddo sotto i piedi nudi, il film è un tocco delicato che ci trasporta dalla passione primitiva di due corpi assetati alla loro inevitabile separazione, attraverso la conquista dell’accettazione dei propri desideri, della realtà interna ma soprattutto della realtà esterna da parte di Elio (Timothée Chalamet), il protagonista. E se estivo ci sa di effimero scopriamo come anche le cose destinate ad essere brevi possano lasciare un’impronta permanente nella vita di una persona.
La pellicola è una parola d’amore sussurrata all’orecchio, è il potere della genuinità che a bassa voce si fa sentire, è una lente d’ingrandimento timida nell’anima di un ragazzo che scopre una tempesta di sensazioni dentro di sé e si lascia strattonare.
Guadagnino, regista del film ispirato al libro di André Aciman, conclude la “trilogia del desiderio” ( dopo “Io sono l’amore” nel 2009 e “A Bigger Splash” uscito nel 2015) improvvisandosi stregone e facendo una magia: cancella il tempo per farsi spazio tra le fibre del sentimento, lasciando alle spalle la storia d’amore omosessuale e orientandosi verso la creazione di una storia di emozioni e trasporto incontrollabile, che ci avvolge e ci appassiona dal primo all’ultimo minuto, nella quale i nomi, così come il sesso dei protagonisti si cancellano e si confondono a tal punto da invertirsi (come suggerisce il titolo).
Uno dei film migliori del 2018, acclamato dalla critica con tre candidature al Golden Globe, quattro candidature e una vittoria agli Oscar per la migliore sceneggiatura non originale e che sembra nato per essere così come lo vediamo: con una colonna sonora che basta a raccontarci un mondo di fragilità, una scenografia essenziale e dei dialoghi che denudano la realtà e ce la consegnano come se già ci appartenesse.
A un anno dalla sua uscita nelle sale cinematografiche celebriamo un capolavoro del cinema Italiano che, negli ultimi anni, ha trovato in registi come Luca Guadagnino la possibilità di affermarsi nel panorama mondiale con prodotti originali e riconoscibili, che rifiutano consapevolmente effetti speciali sempre più all’avanguardia per stupire raccontando la semplicità del quotidiano e il realismo dell’interiorità umana.

fonte: www.lampoon.it
fonte: www.lampoon.it

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