Il secolo del Divo Giulio Andreotti.

Cent'anni del Divo della politica italiana.

Il 14 Gennaio 1919 nasceva Giulio Andreotti, icona monumentale della politica italiana. Un uomo capace di sopravvivere a due guerre mondiali, sette Papi, la monarchia, il fascismo, la Prima Repubblica e la Seconda. Ed anche a sei processi per mafia e omicidio.

Il Divo Giulio“, “Belzebù“, “la Sfinge”. Questi sono solo tre dei numerosi soprannomi con cui è conosciuto uno dei politici più importanti, amati, detestati e controversi della storia Repubblicana Italiana.

La storia di Andreotti è legata strettamente alla carriera di uno dei più grandi statisti Italiani. Durante la Seconda Guerra Mondiale infatti entrò in confidenza con il politico democristiano Alcide De Gasperi, mentre quest’ultimo lavorava presso la Biblioteca Vaticana. De Gasperi fu un punto di riferimento fondamentale per la vita politica e personale di Andreotti, che fu anche sottosegretario alla presidenza del consiglio in diversi suoi governi. Dal momento in cui si sedette per la prima volta sugli scranni di Montecitorio fino allo scioglimento del partito il Divo rimase un esponente di spicco della Democrazia Cristiana, divenendo successivamente senatore a vita.

Giulio Andreotti è stato un esemplare unico del potere in Italia per longevità, sopravvivenza agli scandali, dimestichezza con gli apparati (anche quelli più oscuri) dello Stato e del Vaticano, consuetudine con le classi dirigenti mondiali del passato. È stato unico perfino nell’aspetto fisico, che grazie al suo portamento ha nutrito diverse generazioni di vignettisti. A cento anni dalla nascita, ripercorrere la sua vita e la sua epoca significa fare i conti con la distanza siderale tra la sua Italia e quella di oggi.

 

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Andreotti fu molto votato, ma anche molto odiato. Per lui taluni media, che della perfidia e dell’odio personale hanno fatto e mantengono la propria cifra distintiva, furono coniati epiteti pazzeschi: come il sopracitato Belzebù, il contrario di un uomo che, se non altro, era noto come pio, devoto, e religiosissimo. Arguto com’era, per carattere ma probabilmente anche per costumanze e frequentazioni cardinalizie, Andreotti non si sentiva toccato dagli insulti. Anzi, cristianamente neppure li ricambiava; non dando valore a tutto ciò che non valeva la pena neppure sfiorare, causa la loro evidente banalità.

Dopo essere stato incombente per più di mezzo secolo come uomo di governo e come enigma dell’Italia democristiana, Andreotti non c’è più. E non solo perché è morto, il 6 maggio del 2013 nella sua Roma. Non esistono più la sua politica, la sua cultura, il suo Vaticano. Rimane solo l’eco lontana e controversa del “processo del secolo”, che doveva chiarire le sue responsabilità e che invece si è concluso nel modo più andreottiano: con una verità sfuggente.

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