L’eternità di Fabrizio De André

Vent'anni fa ci lasciava Fabrizio De André, ma i suoi versi accompagnano ancora oggi tutti coloro che credono nella libertà e nell'uguaglianza. Ripercorriamo la sua storia attraverso alcuni tra i suoi brani più significativi.

“Non sono ‘un cantante bene’, non sono ‘un intellettuale’. Sono solo uno che scrive canzoni guardandosi intorno.” Questa breve dichiarazione del 1967, l’anno in cui uscì il suo primo Lp, ‘Volume 1’, illumina meglio di tanti discorsi celebrativi la poetica di Fabrizio De André. E dopo molti anni chiarisce le ragioni di una fascinazione che non è mai finita. De André non era un fabbricante di sogni e, diversamente da tanti altri illustri cantautori, non lo sarebbe mai stato. Questa differenza è stata chiara fin da subito. Faber, soprannome datogli dall’amico di sempre Paolo Villaggio, aveva il virus della realtà. “C’è chi dice che questo di far sognare sia il compito di noi artisti: ma allora chi resta a raccontarci la realtà? I giornali?”, chiedeva: “Io non vendo sogni: i sogni si sognano, la realtà si racconta”.

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Questione di sguardo, appunto. Quello di Fabrizio De André è lo sguardo di un vero poeta. Uno sguardo che non giudica. Ma capace piuttosto di immergersi nei mari dell’esistenza per osservarla dal profondo. Uno sguardo colmo di pietas nella sua sincera essenza anti-borghese e anarchica. L’odio per l’ipocrisia, l’esaltazione dei diseredati, la ribellione alle ingiustizie, il gusto profondo della libertà. Di questo parlano le sue canzoni e lo fanno con un linguaggio colto e al tempo stesso diretto e comprensibile a tutti. Il fatto che non finisce di sorprendere è che anche nelle sue invettive più violente contro il potere o l’assurdità della guerra non andasse mai perduta la dolcezza dello sguardo e della voce. Come se la consapevolezza del dolore, della condizione umana, avesse fatto maturare in lui non tanto un senso religioso della vita, quanto una profonda spiritualità laica in grado di accogliere sotto il segno della poesia amore sacro e amore profano, l’uomo giusto e il delinquente, in un unico umanissimo abbraccio.

Ripercorriamo la sua storia attraverso 20 tra le sue canzoni più significative ed indelebili:

  1. Il Suonatore Jones

Libertà l’ho vista dormire
Nei campi coltivati
A cielo e denaro
A cielo ed amore
Protetta da un filo spinato

2. Un Ottico

Non più ottico ma spacciatore di lenti
Per improvvisare occhi contenti
Perché le pupille abituate a copiare
Inventino i mondi sui quali guardare

3. La città vecchia

Se tu penserai e giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni
più le spese
ma se capirai se li cercherai
fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo

4. Girotondo

Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero
se verrà la guerra, Marcondiro’ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro’ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?
Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà

5. Dolcenera

Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall’ansia di perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di aversi

6. Don Raffaè

Prima pagina, venti notizie
Ventun’ingiustizie e lo Stato che fa
Si costerna, s’indigna, s’impegna
Poi getta la spugna con gran dignità

7. Un Blasfemo

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino
Non avevano leggi per punire un blasfemo
Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte
Mi cercarono l’anima a forza di botte

8. Il Pescatore

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
Non si guardò neppure intorno
Ma versò il vino e spezzò il pane
Per chi diceva “ho sete, ho fame”

9. Geordie

Geordie non rubò mai neppure per me
Un frutto o un fiore raro
Rubò sei cervi nel parco del Re
Vendendoli per denaro
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso
Non ha vent’anni ancora
Cadrà l’inverno anche sopra il suo viso
Potrete impiccarlo allora
10. La Ballata dell’amore cieco
Fuori soffiava dolce il vento
Tralalalalla tralallaleru
Ma lei fu presa da sgomento
Quando lo vide morir contento.Morir contento e innamorato
Quando a lei niente era restato
Non il suo amore non il suo bene
Ma solo il sangue secco delle sue vene.

11. La canzone dell’amore perduto

Vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi

l’amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po’ di tenerezza.

12. Amore che vieni, amore che vai
Venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d’estate
io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai
amore che vieni, amore che vai

13. Via del Campo


Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior

14. La canzone di Marinella

Dicono poi che mentre ritornavi
Nel fiume chissà come scivolavi
E lui che non ti volle creder morta
Bussò cent’anni ancora alla tua porta

15. Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers

“E’ mai possibile o porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,
anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”

16. Bocca di Rosa

Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio

17. Valzer per un amore

E per questo ti dico amore, amor
Io t’attenderò ogni sera
Ma tu vieni non aspettare ancor
Vieni adesso finché è primavera

18. Un Giudice

E allora la mia statura non dispensò più buonumore
A chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore”
E di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio
Prima di genuflettermi nell’ora dell’addio
Non conoscendo affatto la statura di Dio

19. Il bombarolo

Intellettuali d’oggi
Idioti di domani
Ridatemi il cervello
Che basta alle mie mani
Profeti molto acrobati
Della rivoluzione
Oggi farò da me
Senza lezione

20. La guerra di Piero

“E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avra’ per morire,
ma il tempo a me restera’ per vedere,
vedere gli occhi di un uomo che muore”.

E mentre gli usi questa premura
quello si volta, ti vede, ha paura
ed imbracciata l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia

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