Perché l’Erasmus ti cambierà la vita

Eccomi. Dopo 4 mesi sto cercando di riprendere la routine di una vita che non sarà più la stessa di prima. Dopo un viaggio nessuno torna più quello di prima: immaginatevi dopo 4 mesi in un altro paese, dopo aver vissuto un’esperienza come l’Erasmus. In una meta come Salonicco, indicata nella convinzione che se ci fermiamo alla valenza accademica di un’esperienza simile, ne abbiamo travisato il significato: e così ho scelto la città europea che mi sembrava culturalmente più vivace, nella posizione più favorevole per conoscere altre culture e per immergermi nella mentalità di un popolo affascinante come i Greci. Nel Nord dell’Ellade, cuore della Macedonia Orientale, che gli antichi chiamavano Tessalonica, prende il nome dalla sorella di Alessandro Magno. Una città cosmopolita, come Alessandro immaginava il suo Impero, agli estremi confini dell’Occidente, anticamera dell’Oriente, naturale sbocco sul mare dei Balcani, Thessaloniki è un crocevia di culture: greca, turca, balcanica. Centro nevralgico dell’Ortodossia, meta di pellegrinaggi dei devoti a San Demetrio, patrono principale della città. Salonicco è un bellissimo balcone sul Mar Egeo, una città che sembra essersi dimenticata della crisi scoppiata appena dieci anni fa. Che ne conserva le ferite ma che vive popolata da giovani e studenti, di notte si colora della magia delle taverne e dei rumori della movida di Ladadika. Questa la cornice di un’esperienza non facile da descrivere. Per cui le parole non bastano; i primi tempi sembrano i più duri, in cui ci si ritrova catapultati, completamente da soli, in un nuovo paese, con una lingua e un alfabeto a tratti incomprensibili. Ma poi viene tutto da sè: dalle amicizie ad un inglese un po’ improvvisato, che l’importante è farsi capire, se poi manca la pronuncia British non è mica un dramma. Che ne sai di cosa può voler dire decifrare l’inglese di un turco, di uno spagnolo o di uno scandinavo. E se mi dicessero che il valore della tua esperienza viene misurato in termini di esami dati, beh, mi si gela il cuore. Perché non si tratta di un trofeo da curriculum, né del bonus sul voto di laurea. O meglio, si inizia così: quel che resta è molto di più. Una propensione impagabile ad aprirsi al mondo, una visione complessiva che mette insieme il puzzle delle svariate culture con cui si è venuti a contatto. Un bagaglio umano straordinariamente vasto, fatto di lingue, di immagini, di profumi.

salonicco

A me per esempio resteranno i luoghi del cuore: nessun classicista sentirà di aver completato i propri studi prima di essere stato ad Atene; e godetevela fino in fondo, aspettate il tramonto e raggiugete l’Aeropago, stappate una birra e guardate l’orizzonte in compagnia di una persona speciale. Vi auguro di visitare Istanbul, di risvegliarvi dall’altro lato del mondo dopo una disastrosa notte di pullman. Di non preoccuparvi di restare scalzi, e perdervi nella grandezza della Moschea del Solimano: di trovare il vostro angolino, dove stare seduti a ginocchia incrociate e contemplare la bellezza. O di scoprire le vestigia del passato delle capitali balcaniche, come Sofia, sotto la neve, dopo che nel cuore della notte la polizia di frontiera vi ha scrutato minacciosa. E poi la routine, inesistente, perchè ogni giorno era un’esperienza nuova: alla scoperta di qualcosa o di qualcuno. Di amicizie che speri eterne e di amori che sai già finiti. Nella fugacità di 4 mesi che sono passati in fretta, ci si sente immortali, padroni di un mondo così vasto, ma che sembrava vivere nelle mura di un campus universitario, in un angolo di Grecia bello e maledetto. In definitiva, l’Erasmus è il più riuscito degli esperimenti di integrazione europea. Dove una vera mescolanza di culture e costumi c’è stata. Dove è stato realizzato uno zoccolo duro di esperienze comuni. E ora quel disegno nato tanti anni fa rischia di essere cancellato: il vero compito della Erasmus Generation sarà difendere questo sogno da chi vuole distruggerlo.

Commenti

commenti