Il sacrificio di Guido Rossa

Quarant'anni fa un commando delle Brigate Rosse uccise Guido Rossa, operaio dell'Italsider, sindacalista impegnato nella lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori.

Sul suo manifesto funebre fu scritto “Operaio comunista caduto per la libertà”. Non avrebbero potuto scegliere parole migliori per descrivere quello che Guido Rossa rappresentò durante la sua vita e, inevitabilmente, anche con la sua morte. Il suo omicidio, infatti, segnò un punto di svolta nella lotta al terrorismo in Italia durante gli “anni di piombo“: per la prima volta fu colpito un sindacalista, un rappresentante della classe operaia, la stessa categoria in difesa della quale le Brigate Rosse dicevano di agire.

cul01f1_1275813f1_25-0015-k1yB-U30901422613518PMB-656x492@Corriere-Web-Sezioni

Ma chi era Guido Rossa? Nacque nel 1934 nei pressi di Belluno, ma visse per diversi anni a Torino. Iniziò a lavorare a 14 anni, prima come operaio in una fabbrica di cuscinetti, in seguito alla Fiat come fresatore. Nel 1961, dopo essere stato assunto all’Italsider, si trasferì a Genova. Nutrì sempre un forte interesse per la politica ed i rapporti con i lavoratori, fu infatti iscritto e militante del Partito Comunista Italiano. Ma fu a Genova che decise di mettersi in gioco, risultando eletto nel consiglio di fabbrica FIOM-CGIL. Nel 1978, dopo il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, abbracciò con convinzione la posizione, mai così forte come in quell’occasione, che il PCI e il sindacato assunsero contro il terrorismo. “Fra le Br e la classe operaia ci deve essere la stessa frattura politica e ideale che c’era tra partigiani e brigate nere – disse quell’anno Luciano Lama, l’allora segretario della CGIL -. Non è più tollerabile qualsiasi forma ambigua di connivenza con la pratica della violenza e del terrorismo”.

20150123105340-guido_rossa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una posizione fatta dunque propria da Guido Rossa, con coraggio ed estrema convinzione, in un ambiente, quello della fabbrica, in cui continuavano ad esistere ancora tante contraddizioni e troppe connivenze con il mondo della lotta armata. E il 25 Ottobre del 1978 quelle contraddizioni si palesarono davanti ai suoi occhi. Presso la macchinetta distributrice di caffè dello stabilimento spesso venivano ritrovati dei volantini delle Brigate Rosse furtivamente lasciati per scopi propagandistici. Quel giorno Rossa notò che un collega, Francesco Berardi, si allontanò in bici con un pacco sospetto nascosto sotto la giacca. Si recò dunque negli uffici di sorveglianza aziendale per segnalare l’accaduto e decisero che fosse il caso di aprire l’armadietto di Berardi: vi trovarono all’interno documenti brigatisti, volantini di rivendicazione di azioni compiute dalla BR e fogli con targhe d’auto appuntate.

Le disposizioni del sindacato, che fino ad allora non erano mai stata applicate, erano quelle di denunciare al consiglio di fabbrica qualunque attività riconducibile al terrorismo. E così fece Rossa, immediatamente. Gli altri due delegati che si trovavano con lui, però, si rifiutarono di firmare. E così l’unica firma sul foglio della denuncia fu la sua. Berardi cercò inutilmente di fuggire ma venne fermato dalla vigilanza della fabbrica: si dichiarò subito prigioniero politico, venne consegnato ai carabinieri e arrestato. Tutti sapevano che quel gesto, il primo del genere in una fabbrica, lo avrebbe messo nel mirino. Ma Guido Rossa non esitò e mantenne la denuncia testimoniando al processo, nel quale Berardi venne condannato a quattro anni e mezzo di reclusione. Il sindacato, temendo una ritorsione da parte dei terroristi, decise di assegnargli una scorta, composta da operai volontari dell’Italsider. Non fu sufficiente.

183048434-d93d90e9-0897-439d-b177-cb9d3bd5f5d8

Il 24 Gennaio 1979, esattamente quarant’anni fa, Rossa uscì di casa all’alba per recarsi in fabbrica. Su un furgone parcheggiato dietro la sua auto c’era ad attenderlo un commando composto dai brigatisti Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi, che gli spararono uccidendolo. Al suo funerale parteciparono oltre 250.000 persone, tra le quali l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che, al termine della cerimonia, volle incontrare gli scaricatori di porto (i cosiddetti “camalli”), ambiente nel quale era noto vi fossero simpatie per le Brigate Rosse. Pertini entrò in un garage in cui erano radunati, prese la parola e disse: “Non vi parla il Presidente della Repubblica, vi parla il compagno Pertini. Io le Brigate Rosse le ho conosciute: hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!” Ci fu un momento di silenzio, che culminò però in un grande applauso.

183045512-5b4d0bf9-03d7-4fd7-899f-70fc8f5f3df6

“Il terrorismo si definisce da solo per quello che è: un attacco vile alle persone, alla loro dignità e alla vita, un tentativo di abbattere le istituzioni poste a salvaguardia di tutti — ha detto ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella cerimonia di commemorazione a Genova — Guido Rossa seppe battersi per tutti, anche per chi preferiva fingere di non vedere. Ha pagato con la sua famiglia il prezzo supremo di chi ha voluto tener fede al valore della Repubblica.” “Dalla nostra storia, dai testimoni di cui facciamo memoria – ha aggiunto il Capo dello Stato -, abbiamo imparato che la democrazia si difende se resta se stessa e non rinuncia ai propri valori, scolpiti nella Costituzione”.

120_uccisoguidorossa1979-k9oE--673x320@IlSecoloXIXWEB-kmbF--673x320@IlSecoloXIXWEB

Commenti

commenti