“Io sono Mia”: non solo la biografia di un’icona della musica italiana

L'attrice Serena Rossi nei panni di Mia Martini, in una storia di coraggio e desiderata libertà.

Ieri sera, martedì 12 Febbraio, la Rai ha deciso di sorprendere gli spettatori e tenerli incollati davanti allo schermo con una storia che, oltre a raccontare realtà, ha raccontato emotività. Il film in questione è “Io sono Mia”, diretto da Riccardo Donna e ispirato alla biografia della celebre cantante Mia Martini, che è andato in onda su Rai 1 in prima serata.

Il lungometraggio, uscito anche in oltre 200 sale cinematografiche nelle date del 14, 15 e 16 Gennaio, racconta la storia di un’icona della musica italiana dagli anni ’60 ad oggi: prima con le sue esibizioni sul palco, oggi con il ricordo vivo in tutti coloro che almeno una volta hanno cantato a squarciagola canzoni come “Almeno tu nell’universo” o “E non finisce mica il cielo”. Difficile immaginare un’altra voce ad interpretarle, difficile dimenticare la sua.

LE DICHIARAZIONI

È la bella e giovane Serena Rossi ad avere avuto la responsabilità e il privilegio di interpretare Mia Martini. L’attrice napoletana ha dichiarato di aver cercato di non imitare l’artista, ma di trovare la sua anima. Obiettivo difficile, ma sembra che la sorella della cantante, Loredana Berté, che nei giorni scorsi ha partecipato al Festival di Sanremo classificandosi quarta, abbia molto gradito. “Questo sì che è un omaggio a Mimì, se fosse qui ne sarebbe molto fiera. Ne sono convinta” ha affermato la Berté, che ha anche partecipato alla stesura del film.

Serena-Rossi-e-Loredana-Bertè
Da sinistra a destra – Loredana Bertè e Serena Rossi

TRAMA

Teatro dell’Ariston, 1989. Mia Martini rientra in scena dopo anni di inattività. E, proprio nelle ore precedenti al suo debutto al Festival di Sanremo, conosce Sandra, una giornalista che in realtà vorrebbe incontrare Ray Charles e che considera la Martini solo un ripiego. Ma Mia ne è abituata, e ormai ha anche imparato a nascondere la sofferenza per le continue umiliazioni con freddezza e un’arroganza di facciata che usa come corazza protettiva. Ma, si sa, dietro una corazza c’è sempre una fragilità che si vuole tenere al sicuro, e la giornalista riesce a farla emergere in una serrata intervista, grazie alla quale Mia ripercorre la sua vita. Le tappe sono tante, tutte lunghe e difficili da affrontare: gli inizi da giovane ribelle ostacolata dal padre che, se pur amandola, finisce per ferirla profondamente; una storia d’amore travolgente e contrastata che passa dall’essere una favola, a un triste addio che segnerà la vita sentimentale della cantante; l’etichetta di “iettatrice” che le viene attaccata addosso da malelingue e che la perseguiterà, condizionando tutta la sua carriera e la sua vita. Ma anche amore, amicizia fedele, musica, sorrisi, emozioni che hanno contribuito a illuminare un capitolo buio in cui la pace e la serenità sembravano essere un miraggio. Ma non è bastato.

Tutto ciò è raccontato in “Io sono Mia” al limite tra biografia e romanzo didascalico, con l’artificio letterario del flashback attorno a cui ruota tutta la costruzione del film di Riccardo Donna.

Mimì – come la chiamavano gli amici- ha dovuto combattere con sé stessa, prima che con gli altri. Non aveva sicuramente un carattere facile, come tutti gli artisti che si possano chiamare tali, del resto. Ma il prezzo che ha dovuto pagare per questo si è rivelato sin troppo alto. Forse aveva ragione l’autore Franco Califano, nel film interpretato da Edoardo Pesce, a dire alla cantante che le donne “con carattere” non piacevano al mondo a loro contemporaneo, che le voleva tutte “tristi e innamorate”.

Scena tratta dal film in cui Mia Martini parla con Franco Califano.
Scena tratta dal film in cui Mia Martini parla con Franco Califano.

 “Questa è la mia vita e decido io”: più volte ricorre nella pellicola questa frase che esprime a pieno il coraggio di una donna che non ha paura di sbattere porte in faccia a chi vuole solo sfruttare il suo talento per guadagnare e crede di poter imporle di accettare che l’essere considerata una “portatrice di sfortuna” debba costringerla ad un forzato cambiamento di rotta e di personalità. A costo di rovinare la sua carriera. Tante le persone incontrate nel suo percorso che credettero che l’unica soluzione per non cadere nel dimenticatoio fosse quella di indossare una minigonna o armarsi di una scollatura un po’ più profonda per sembrare “più allegra”. “Basta vestiti neri”… come se i colori dei vestiti potessero riempire l’oscurità di quel vuoto scavato piano piano dentro di lei da malelingue, estromissioni ingiustificate, cattiverie. Un vuoto scavato e poi riempito solo dai sacrifici che ha dovuto fare, le penalizzazioni che ha dovuto ricevere come cantante e come donna per delle infamie tipiche di quel mondo in cui sono i più forti a vincere ad ogni costo, qual è quello dello spettacolo.

PERSONAGGI

La bella Dajana Roncione si è calata nel ruolo della giovane e trasgressiva Loredana Bertè, sorella della protagonista.

Di fondamentale importanza, ai fini dell’evoluzione narrativa, oltre che nella realtà dei fatti, si sono rivelati l’amica Alba e il fidanzato Andrea. La prima, interpretata da Nina Torresi, fedele sostenitrice e fune d’appiglio nei momenti di crisi; il secondo, i cui panni sono stati vestiti da Maurizio Lastrico, appassionato amante e dolce compagno d’avventura. Il personaggio dell’affascinante fotografo Andrea, conosciuto per caso, è ispirato a Ivano Fossati che fu il grande amore di Mimì dal 1977 alla fine degli anni ‘80. Il celebre cantautore, infatti, ha chiesto di non essere coinvolto nell’opera cinematografica. La storia d’amore raccontata, in ogni caso, rispecchia abbastanza fedelmente il loro amore e le dinamiche di coppia che poi hanno portato Mia a fare alcune scelte rilevanti per la carriera.

Da sinistra a destra: Alba, MIa, Loredana - rispettivamente Nina Torresi, Serena Rossi e Dajana Roncione.
– Da sinistra a destra – Alba, Mia, Loredana
MIa e Andrea - rispettivamente Serena Rossi e Maurizio Lastrico
– Da sinistra a destra – Mia e Andrea

È Lucia Mascino, invece, ad interpretare la giornalista Sandra: figura chiave per la circolarità del racconto che è lei stessa a far partire, e che ritroviamo nella conclusione. Il personaggio di Sandra sembra instaurare un parallelismo con quello di Mia nel film: una donna talentuosa appassionata del suo lavoro, a cui i riconoscimenti non arrivano mai a causa dei poteri forti che la sovrastano e la vogliono lasciare in una zona d’ombra. L’unica cosa che le differenzia è una minore fragilità della giornalista: prende atto della realtà ingiusta, riuscendo però a mantenere la consapevolezza delle proprie capacità e non abbattersi.

Da sinistra a destra - La giornalista Sandra e Mia
– Da sinistra a destra – La giornalista Sandra e Mia

In scena nel film non solo la biografia di un’icona musicale italiana, ma anche la storia di una donna che fu costretta, con i modi più meschini, a farsi da parte per far si che la luce della sua passione non spegnesse la sua voglia di vivere.

Un argomento di un’attualità che fa paura. Tanti dopo di lei,infatti, hanno avuto il suo stesso destino. E a tanti ancora oggi spetta, probabilmente. Persone famose. Gente comune. Gente di cui il successo intimorisce, la determinazione fa invidia e a cui l’onestà intellettuale e l’integrità morale vengono punite. Spesso le persone vere non piacciono in un mondo, come quello dello spettacolo, in cui sono le apparenze che contano, i numeri che valgono. Basta un attimo per far finire una vita. Bastano un paio di umiliazioni per oscurare anche la più grandiosa vocazione, la più forte passione. “Sono sempre le cose che interessano di più a noi quelle ad essere meno capite dagli altri” : è questa la frase – detta dal personaggio di Mia all’appena conosciuto Andrea – che chiarisce maggiormente quella che fu la vicenda, professionale e interiore, che vide protagonista la regina della canzone italiana. Fu posta continuamente davanti ad una scelta: il suo talento innato e ciò che lei avrebbe voluto farne o il successo derivante da compromessi e testa bassa di fronte a giochi di potere?

“Questo film tv è soprattutto un piccolo modo per chiedere scusa a questa grandissima donna” ha affermato l’interprete napoletana Serena Rossi. Nel film, infatti, il racconto della vita di Mia Martini parte dal suo ultimo successo e, seguendo un percorso circolare, ci ritorna alla fine e si ferma a quello: l’esibizione sul palco dell’Ariston nell’89 che la vede interprete di “Almeno tu nell’universo”. Fu un momento felice per l’artista che si vide acclamata nuovamente dopo anni di mancati riscontri.

Il film si conclude con una frase emblematica della giornalista Sandra:

Non c’è vocazione o talento che sopravviva alla mancanza di successo. Il successo è fragile, è vero, ma quando ci viene strappato dalle mani senza una ragione, senza cura, né gentilezza, abbiamo il dovere di riafferrarlo, di trovare il coraggio. Perché è solo grazie a quel coraggio che riusciremo a sentirci nuovamente liberi. E impareremo a farlo, ne sono sicura. Perché qualcuno, su quel palco, stasera ci ha insegnato come fare.”

 

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