Hanno perso la verginità

Con il voto di ieri sulla piattaforma Rousseau, non è venuta meno una delle tante promesse, ma un principio fondamentale del Movimento 5 Stelle.

Ieri, 18 Febbraio, il Movimento 5 Stelle ha permesso agli iscritti alla piattaforma “Rousseau” di esprimersi sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti. Il quesito proposto recitava: «Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?». Dunque, si doveva dare una risposta affermativa per negare l’autorizzazione a procedere, o una risposta negativa per concederla. Persino il fondatore Beppe Grillo non è riuscito a trattenere l’ironia a riguardo.

Il risultato ha visto prevalere i “Sì” e dunque la richiesta degli iscritti è quella di negare l’autorizzazione a procedere. In tutto hanno votato circa 52mila persone e i risultati del voto sono stati diffusi Lunedì sera, dopo che per tutto il giorno sulla piattaforma per il voto sono stati riscontrati problemi tecnici.

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Questa volta il Movimento 5 Stelle non ha tradito una delle promesse fatte in campagna elettorale, ha tradito uno dei suoi principi fondamentali: la totale contrarietà a qualsiasi forma di immunità per i parlamentari. Perché, come recitavano tutti i principali esponenti (da Di Maio a Di Battista, dalla Taverna a Roberto Fico), “bisogna difendersi nei processi e non dai processi”. Tutto questo venuto meno in nome della stabilità del governo e, di conseguenza, delle poltrone.

Italy’s Interior Minister and deputy PM Matteo Salvini (R) and Italy’s Labor and Industry Minister and deputy PM Luigi Di Maio gesture during the swearing in ceremony of the new government led by Prime Minister Giuseppe Conte at Quirinale Palace in Rome on June 1, 2018.  Italian cabinet members of the new government led by newly appointed Prime Minister Giuseppe Conte have been sworn in, after a last-ditch coalition deal was hammered out to end months of political deadlock, narrowly avoiding snap elections in the eurozone's third largest economy.  / AFP PHOTO / Alberto PIZZOLI

E nonostante, come dei novelli Ponzio Pilato, abbiano deciso di delegare la decisione al popolo, il risultato ottenuto è esattamente quello sperato dai vertici del Movimento, che adesso potranno giustificare il voto contrario all’autorizzazione a procedere con un (poco) convincente “È stata la base a chiedercelo”. E guai ai parlamentari 5 Stelle che volessero votare a favore, perché – avverte Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta – “devono rispettare il volere dei nostri elettori, altrimenti si valuteranno sanzioni e l’espulsione dal Movimento”.

Tra l’altro, le memorie depositate dal Presidente del Consiglio Conte e dai ministri Di Maio e Toninelli avevano voluto certificare una responsabilità di tutto il governo sulla decisione di bloccare la Diciotti nel porto di Catania senza far sbarcare nessuna delle 190 persone che si trovavano a bordo. E, paradossalmente, dopo il voto di ieri gli unici indagati rimangono proprio loro. Tutto pur di non rovinare il provvisorio idillio politico con Salvini.

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I 5 Stelle avrebbero dovuto semplicemente votare “sì”, perché sul caso Diciotti non c’era né “interesse dello Stato costituzionalmente rilevante” né “preminente interesse pubblico”, ovvero le uniche due casistiche previste per salvare un ministro da un processo. Invece hanno preferito perdere la verginità. Hanno perso quella presunta superiorità morale, la possibilità di gridare “Onestà” senza sembrare ipocriti, non hanno perso una battaglia ma uno dei motivi fondamentali per cui sono entrati in politica. E soprattutto hanno perso la fiducia di un’ulteriore parte della propria base elettorale, che dopo aver resistito ai numerosi controsensi di questi primi nove mesi di governo, di fronte ad una decisione simile, non può che rimanere delusa. E l’hanno fatto con assoluta consapevolezza. Lavandosene le mani, ma con consapevolezza.

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Forse il governo durerà davvero cinque anni (o almeno fino a quando Salvini non si stancherà di loro), probabilmente è vero che il Movimento 5 Stelle non è politicamente “morto”. Ma sicuramente è una creatura completamente diversa da quella nata quasi 10 anni fa. Le ambiguità e le contraddizioni che l’hanno sempre caratterizzato sono venute fuori una dopo l’altra e hanno evidenziato come, quando si basa la propria proposta politica solo sull’onestà, quando questa viene a mancare ciò che rimane è qualche vuoto slogan misto a ipocrisia.

 

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