Anche la California sospende la pena di morte

È di qualche giorno fa la dichiarazione del Governatore della California che afferma di aver sospeso la pena di morte. Le iniezioni letali nel paese si erano fermate più di dieci anni fa, e centinaia di detenuti sono ancora in attesa di esecuzione.

La pena di morte è forse la più grande contraddizione a stelle e strisce. Baluardo di sviluppo della civiltà occidentale, culla della democrazia moderna, terreno fertile di diritti. Il sogno americano rappresenta uno Stato Liberale in cui ognuno ha il diritto di raggiungere la felicità, senza imposizioni, senza che qualcuno dica cosa sia la felicità: in cui però non esiste giustizia sociale, dove l’ascensore sociale non esiste per le fasce deboli.

Le classi più abbienti sono quasi interamente composte da WASP, e l’assenza di Welfare State genera disparità e povertà. E la povertà genera criminalità: una delle ragioni per cui la pena di morte andrebbe abolita è dettata proprio dal fatto che un’alta percentuale di reati è causata da un disagio sociale; reati contro il patrimonio, legati al traffico di stupefacenti hanno tutti a che fare con bisogni che lo Stato non riesce a soddisfare.

Ciò non implica che lo stato sia responsabile per i reati commessi, ma lo è per l’incapacità di soddisfare bisogni. Chi delinque poi va rieducato: e l’effetto rieducativo della pena è una delle più belle conquiste dello Stato Moderno. Non c’è pena senza rieducazione. E la pena di morte non sortirebbe alcun effetto rieducativo. L’unica esigenza che soddisfa è legata a bisogni di giustizia; a “riparare” al torto commesso e, più specificamente, a finalità di politica criminale: neutralizzare una minaccia, un soggetto di chiara pericolosità sociale.

Tutti gli ordinamenti liberali (o quasi) hanno eliminato la pena di morte: l’hanno sostituita con l’ergastolo, per sortire in qualche modo un effetto rieducativo. Uno Stato che si accanisce sul reo trasmette un solo messaggio: violenza a cui si replica altra violenza.

Recenti studi dimostrano che gli Stati in cui le pene sono più alte hanno maggiori tassi di recidiva. Al contrario, quelli che ricorrono maggiormente a sistemi alternativi alla detenzione e in cui il carcere è luogo vero di rieducazione hanno tassi di delinquenza bassissimi. Eliminare la pena di morte è garanzia di uno stato civile che crede nella rieducazione.

Gli Stati Uniti si stanno a poco a poco uniformando ai principali paesi europei, per i quali la pena di morte é motivo di rigetto della domanda di ingresso nell’Unione Europea. Gli Stati più restii restano quelli del Sud, dove la pena di morte resta in vigore. Perché? Sono quelli in cui l’allarme sociale é maggiore, dove le minoranze sono più a rischio. E proprio gli afroamericani e gli ispanici sono i principali destinatari della pena capitale: nel paese dove tutto è possibile, il carcere è duro e la povertà aumenta i rischi di disagio e delinquenza.

La vera cura al fenomeno della criminalità è uno Stato più attento e presente: quando la presenza dello Stato si ritrae, il crimine si manifesta, per soddisfare quei bisogni che l’uomo non riesce a soddisfare da solo. Non è solo un problema di pene più o meno severe, di giro di vite su alcuni reati. La pianta si estirpa dalla radice.

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