La battaglia di Adrianopoli

La battaglia di Adrianopoli

Il giorno dei barbari

 

Quella di Adrianopoli fu senza dubbio una battaglia decisiva per la fine dell’impero romano. Lo storico di fama internazionale Alessandro Barbero analizza tutti i dettagli degli avvenimenti che portarono a questo scontro fra Romani e Goti in un saggio dal titolo “9 agosto 378. Il giorno dei barbari”.

Il professore torinese in questo libro ci offre una godibilissima e completa narrazione dei fatti precedenti, contemporanei e conseguenti alla storica sconfitta romana del 378 e lo fa con uno stile fluido e limpido al tempo stesso che rispecchia perfettamente la sua chiara eloquenza. Il lettore viene accolto all’interno dell’intricato mondo del tardo impero romano e immerso un contesto che stava conoscendo un netto cambiamento dovuto all’afflusso migratorio di intere popolazioni di origine barbarica. Dunque, da una parte i Romani si presentavano come un grande melting pot che mischiava in modo spesso conflittuale culture pagane e cristiane, immigrati perfettamente romanizzati e popolazioni locali, mercenari orientali e legioni storiche. Dall’altra il suo nemico, il popolo dei Goti, ci viene presentato come un’insieme di tribù semi-indipendenti ma anch’esse soggette ad un processo evolutivo: i contatti con l’impero li stavano portando ad una graduale romanizzazione; basti pensare che una buona parte di essi si era convertita al cristianesimo ariano.

Quella che racconta Barbero, basandosi sulla cruciale testimonianza di Ammiano Marcellino, è una storia di malintesi, paure e diffidenze reciproche che hanno portato i Goti, accolti all’inizio come profughi all’interno del limes romano, a ribellarsi alla corruzione e alle condizioni in cui l’impero li voleva costringere a vivere. Quello che si evince dalla lettura di questo saggio è che si trattò di una battaglia evitabile, se non fosse stato per l’eccessiva quantità di ufficiali incompetenti e corrotti che popolavano gli alti ranghi della società dell’epoca.

Infine, un ultimo aspetto su cui insiste Barbero è il fatto che, se prima di Adrianopoli l’impero poteva trarre pieno vantaggio dalla nutrita presenza di immigrati di origine barbarica sia come soldati sia come schiavi, dopo quella terribile disfatta l’opinione pubblica cominciò a cambiare idea nutrendo sempre più timore verso questi esseri che venivano considerati così arretrati e spaventosamente rudi.

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