La mania di avere idoli

Una modesta riflessione personale sulla mania tutta italiana e non solo di avere idoli.

Ci tengo prima di tutto a sottolineare che la mia sarà una modestissima riflessione sulla ricerca spasmodica dell’idolo. Una mania che è tipicamente italiana ma che è presente anche in gran parte degli altri paesi. L’Italia è il luogo delle cover in cui è necessario assolutamente replicare modelli che non ci appartengono ma che, essendo di tendenza, vanno idolatrati ed emulati.

L’IDOLO GRETA THUNBERG

La ragazzina svedese, notissima sui media italiani ed internazionali, sembrerebbe aver smosso le coscienze di parecchie persone che finalmente avrebbero iniziato a prendersi cura dell’ambiente. Lungi da me criticare Greta, ben venga avere un modello/idolo positivo al quale ispirarsi. Non vorrei però che, come ogni momento di tendenza, abbia la sua breve durata. Moltissimi connazionali sono scesi in piazza per sostenere le sue cause ambientaliste. La sinistra, in particolare il neosegretario dem Nicola Zingaretti, ha dedicato la propria “rinascita” elettorale e politica alla giovanissima svedese.

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Greta Thunberg.

La consueta strumentalizzazione politica, da ambo le parti, si è come al solito riprodotta. Ci sono stati persino illustri organi di stampa e testate giornalistiche nazionali, ci riferiamo all’autorevole “Libero” di Vittorio Feltri, che, pur di suscitare polemica poco costruttiva, hanno sbattuto in prima pagina i consueti titoloni acchiappavendite. Insomma, Greta è diventata l’idolo della sinistra italiana, una bambina che ha saputo contestare ai leader politici internazionali la scarsa attenzione verso l’ambiente.

 

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Il titolo di “Libero” che ha suscitato polemica.

Auspichiamo che questa profonda venerazione porti a qualche risultato concreto nella vita quotidiana. Dimentichiamo, quando entrano in scena soggetti simili, che ci sono attivisti che dietro le quinte si battono da decenni contro le ecomafie, la tutela dell’ambiente, la riduzione delle sostanze inquinanti che non suscitano scalpore. D’altronde, coloro che fanno ciò come scopo di vita, non hanno alcun bisogno di ostentare la propria immagine. Ma se iniziasse davvero anche in Italia ad esserci una nuova coscienza ambientale grazie a Greta, allora ci aspetteremmo che anche alle elezioni europee inizi per la prima volta a prendere quota il movimento dei verdi, una organizzazione che non si è mai imposta nel nostro paese come unica identità socio-politica, ma che è stata percepita sempre come un’accozzaglia di pseudo movimenti. In sostanza, l’ambiente attira poco consenso elettorale, al massimo le coscienze vengono smosse a seguito di situazioni che toccano personalmente: vedi le morti per cancro presso lo stabilimento Ilva di Taranto che tanto fanno discutere ormai da anni. Ma il tutto muore lì, poi si ritorna a pensare al proprio orticello. Servirebbe, anche se potrebbe sembrare una soluzione drastica, una sorta di dittatura ambientale. Solo se veniamo obbligati ad utilizzare bottiglie di vetro al posto di quelle di plastica, da bravi cittadini eseguiamo il nostro compito poiché costretti a farlo. Su questa strada sembrerebbe essersi mossa l’Unione europea, avendo bandito la vendita di oggetti monouso di plastica dai supermercati e dai punti di vendita. Un provvedimento che sarà adottato gradualmente dai vari stati membri.

L’IDOLO POLITICO

Lo stesso fenomeno si ripercuote nei confronti della realtà politica. Specie in Italia la cover e l’emulazione di modelli di leadership internazionali, è all’ordine del giorno. La sinistra, in particolare Liberi e Uguali, ha provato a trasformare Piero Grasso in Jeremy Corbyn. Ogni volta in cui sembrerebbe non esserci lo spazio politico adatto per un determinato leader in uno specifico contesto, per legittimarlo è necessario prendere come idolo e punto di riferimento un capo politico di un altro paese. È il caso di Macron, il giovane e splendido presidente francese che in campagna elettorale è riuscito ad imporsi come leader riformatore, progressista e di ampie vedute. Tanto che è diventato di lì a poco l’idolo di Matteo Renzi e di gran parte dei centristi-moderati italiani.

 

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Macron e Renzi.

Per tornare ai leader nostrani, basti pensare ai pentastellati, autentici idoli delle folle oceaniche presenti nelle piazze italiane, gli eroi che combattono la corruzione e tutto il marciume del sistema politico italiano. Gli uomini perfetti per far sì che l’elettore abbia un idolo che riesca al posto suo a fare ciò che ha sempre voluto: mandare via i politici attaccati alle poltrone.

Ma l’idolo può essere rintracciato anche nella figura del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Il leghista è un trascinatore, il capitano della nave “Italia” che viene da lui guidata. Eroe nazionale che spazza via in pochi mesi l’insicurezza e i crimini del nostro paese, colui che mette bocca su qualsiasi tipo di questione. L’idolo che pensa come il cittadino comune. Quando si ricerca un idolo l’ingrediente della vicinanza ai suoi valori è fondamentale.

 

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Nella narrazione politica, intrisa di idolatria, si inserisce anche Silvio Berlusconi. Colui che “si è fatto da solo” ed è riuscito ad emergere sia nel mondo imprenditoriale che in quello politico. L’eterno ragazzo che vuole liberare il paese dal vecchio sistema politico. Uno storytelling in cui l’italiano, sopraffatto dalle malefatte dei partiti tradizionali, si rivede necessariamente. Un modello di ispirazione senza precedenti: un uomo di famiglia modesta che ha successo in tutto è il mito che piace ascoltare a qualsiasi persona.

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