Tra Sovranità e Confini

Il Governatore del Friuli Venezia Giulia ha avuto la felice idea di erigere un muro al confine con la Slovenia. Un po’ come Donald Trump e il suo muro con il Messico. Salvini invece, ma i suoi militanti molto di più, parlano di difesa di confini. Il Kapitano ha difeso il Paese dal nemico nero, dall’invasore col pancione o di 7 anni.

Il problema dei confini e della sovranità è al centro della crisi dello Stato Moderno: un’entità sovrana che pensiamo connaturata al concetto stesso di potere, ma che è stata una lenta conquista. Nel Medioevo il concetto di sovranità così come lo conosciamo era molto diverso. Il potere dell’Imperatore era costantemente minacciato dalla presenza dei signori feudali, ma soprattutto dai costanti scontri con la Chiesa che hanno segnato i grandi conflitti ideologici dell’epoca, un po’ come destra e sinistra oggi, un po’ come il Mos Maiorum e il rinnovamento dei costumi nell’Antica Roma.

Ma quando uno Stato si ritiene sovrano? E prima ancora, quando viene ad esistere uno Stato? Lo Stato si basa su tre semplici elementi: un territorio, una popolazione e l’esercizio del potere. Lo Stato che esercita il potere superiorem non recognoscens, cioè esercita il potere in maniera autonoma e indipendente. E in cosa consiste esercitare il potere? Nelle tre funzioni principali: stabilire le regole della comunità, amministrare la comunità, garantire che le regole della comunità vengano applicate.

Oggi la sovranità così come la conosciamo è messa profondamente in crisi: i Parlamenti non legiferano, i giudici non giudicano e molte funzioni amministrative le esercitano i privati. E se questo significa una macchina statale più snella, più veloce, dall’altro lato sorge il rischio che i meccanismi di garanzia vengano meno. La prima grandissima menomazione di sovranità degli Stati è stata la nascita dell’Unione Europea: le regole emanate dall’UE sovrastano il diritto interno e occupano sempre più materie. Il rischio è quello di avere regole che non siano espressione di una comunità, ma elaborate dalla complessa burocrazia di Bruxelles, dove, almeno in questa Europa, c’è poco spazio per la volontà popolare.

Ma non solo le istituzioni europee, le organizzazioni internazionali, l’influenza esercitata dalle agenzie di rating sono tutte forme di limitazione della sovranità. Scelta a volte presa a cuor leggero, come dai paesi del blocco di Visegrad che hanno beneficiato dei fondi europei e adesso lamentano gli stringenti vincoli comunitari. Alla base del depositum ideologico dei movimenti di una certa destra ci sono proprio queste istanze, il recupero del potere degli Stati sovrani. E la difesa del confine è esemplificativa di tutto ciò: perché la più alta espressione di sovranità è proprio difendere i limites “dall’invasore”.

Il muro non ha quindi una reale funzione di difesa: nel 2019 le invasioni si fanno dagli smartphone, con i droni. Il muro ha un valore simbolico, il muro nasconde, cela chi sta dall’altro lato, crea inimicizie, fa sorgere divisioni che prima non esistevano. Se la crisi degli Stati Moderni sia passeggera o un processo irreversibile non lo possiamo sapere: di certo la sovranità sta affrontando un processo di continua erosione. Anche la difesa viene esercitata da soggetti privati, come i contractors e alla lentezza della giustizia civile le grandi imprese preferiscono gli arbitrati o le soluzioni conciliative degli organi di mediazione.

In Per la Pace Perpetua Kant affronta il tema, immaginando un futuro senza confini, con unico grande Stato ed un’unica Corte che tutela i diritti fondamentali, e lo stesso scenario lo riproduce Futurama. I Simpson ci hanno azzeccato con Trump, chissà che Matt Groening non ci abbia preso di nuovo.

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