2 agosto 1980: la strage di Bologna

2 agosto 1980. Sono trascorsi 39 anni dalla strage di Bologna. Erano le 10 e 25 quando un ordigno esplose all’interno della sala d’attesa della stazione di Bologna. L’orologio della stazione, crocevia di culture e di storie diverse tra loro, continua a segnare in maniera inesorabile quel triste orario. Fu una delle stragi più sanguinarie della storia della Repubblica italiana. Un autentico bollettino di guerra: 85 morti e più di 200 feriti. L’esplosione provocò la distruzione di un treno in sosta al primo binario, il crollo del sottopassaggio ferroviario e la disintegrazione dell’ala sud-ovest della stazione.

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IL CONTESTO STORICO:

Gli anni ’70 del XX secolo inaugurarono la stagione stragista italiana, la stagione delle bombe. Il tutto ha inizio con la sanguinaria strage di Piazza Fontana del 1969. Diversi interpreti credevano che gli obiettivi degli stragisti, sia neri che rossi, si fossero spostati ormai verso singoli individui. In realtà, questa tesi poté dirsi confermata soltanto in parte. È vero che dalla metà degli anni Settanta fino alla fine del decennio si assisté ad episodi che acclaravano questa posizione, vedi il “Caso Moro”; è anche vero, però, che questo assunto sia stato profondamente confutato dalla strage di Bologna del 1980. I terroristi, secondo la giustizia italiana di matrice nera, in quella circostanza hanno smesso di interessarsi a singole “prede” per mandare ancora una volta segnali di forza all’Italia tutta.

LE INDAGINI

A seguito della clamorosa strage del 2 agosto 1980 ci fu quasi la sensazione che le forze di governo volessero depistare in un certo senso le indagini. Sia le forze di polizia che il governo, in una fase iniziale, sostennero che si trattasse di un incidente causato dall’esplosione di una caldaia. Un’ipotesi che destò immediatamente scalpore all’interno dell’opinione pubblica che stava vivendo una vera e propria fase di terrore. Ben presto, grazie a testimonianze oculari, la pista dell’incidente fu accantonata, lasciando spazio a quella dell’attentato terroristico. Dopo anni di buio giudiziario, le indagini rivelarono si trattasse di un attentato di matrice neofascista architettato dai cosiddetti N.A.R. , Nuclei Armati Rivoluzionari. Dopo anni di silenzio giudiziario, nel 1987 la giustizia italiana dà avvio ad un processo per banda armata e strage, associazione sovversiva e calunnia aggravata che coinvolge i leader del movimento neofascista: Giusva Fioravanti e Francesca Mambro su tutti. Un attentato che aveva forti collegamenti e similitudini con quello del treno Italicus del 1974. I tentativi di depistaggio furono frequenti. Diversi soggetti, in particolare esponenti delle BR e altri componenti dei N.A.R. , si attribuirono con orgoglio il diritto d’autore della strage, dichiarazioni che sarebbero state smentite in blocco.

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Giusva Fioravanti
LA VERITA’ GIUDIZIARIA

I parenti delle vittime dovettero attendere il 1995 per avere quantomeno una verità a livello giudiziario, sebbene ancora, come sottolineato in data odierna dal Presidente della Repubblica Mattarella, ci siano delle perplessità riguardo le menti dell’attentato. La giustizia, nel 1995, infatti, ha condannato all’ergastolo Fioravanti, Mambro e Ciavardini, considerati esecutori della strage. In terzo grado sono stati anche condannati per depistaggio delle indagini Francesco Pazienza, Licio Gelli, Pietro Musomeli e Giuseppe Belmonte, entrambi membri del Sismi, “Servizio per le informazioni e la sicurezza militare”. Di fatto, i familiari delle vittime non hanno ricevuto pienamente giustizia, non essendo stati individuati gli ideatori, i pianificatori di quel massacro di vite umane.

IL COMMENTO DI SERGIO MATTARELLA

Nell’annuale discorso dedicato all’anniversario della strage di Bologna, Sergio Mattarella ha tenuto a precisare che “l’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato; è una verità che dovrà essere interamente conquistata, per rendere completa l’affermazione della giustizia”.

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