L’estate a due facce del basket americano

Un estate di basket americano fra contratti faraonici e un mondiale deludente

Probabilmente l’estate 2019 sarà ricordata come una delle più importanti nella storia del basket statunitense. La free agency NBA ha ridisegnato gli equilibri della Lega, regalando sorprese inaspettate. I mondiali di basket che si stanno svolgendo in Cina, invece, hanno mostrato l’altra faccia del basket d’oltreoceano.

La finestra di mercato estiva è stata più che mai interessante, perché molte stelle erano in scadenza di contratto. L’attesa era tutta per Kawhi Leonard, MVP delle Finals e trascinatore dei Toronto Raptors, che quest’anno si sono aggiudicati il primo titolo della loro storia. Il n.2 ex Spurs si è fatto attendere più di tutti: la telenovela che ha coinvolto L.A. Lakers, Toronto Raptors e L.A. Clippers si è conclusa nella maniera più inaspettata.

Secondo gli addetti ai lavori sembrava dovessero spuntarla i Lakers o i Raptors, ma Leonard ha scelto i Clippers. Kawhi ha rinunciato a giocare insieme a LeBron James e Anthony Davis (accasatosi ai Lakers via trade) per mantenere il suo status. Non è rimasto in Canada (nonostante l’intera città di Toronto si fosse mobilitata per lui), perché aveva voglia di tornare a casa. Non lo ha fatto da solo: l’MVP delle ultime Finals ha reclutato un altro californiano, Paul George. L’ala ex Indiana Pacers ha lasciato il caro amico Russel Westbrook e OKC in cambio di Danilo Gallinari, Shai Gilgeous-Alexander e una somma record di scelte al draft.

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Anche i Lakers sono stati protagonisti: Anthony Davis ha raggiunto il suo grande amico LeBron, grazie ad una trade che ha coinvolto Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e la 4a scelta assoluta del Draft DéAndre Hunter. Un lieto fine che ha concluso il tira e molla iniziato lo scorso inverno, quando Magic Johnson si spazientì di fronte alle richieste spropositate del GM dei Pelicans. Inoltre, dopo aver corteggiato inutilmente Leonard, i gialloviola si sono subito attivati firmando Danny Green, Quinn Cook, DeMarcus Cousins, Jared Dudley, Avery Bradley e Troy Daniels. Infine si sono cautelati confermando Rajon Rondo, JaVale McGee e Kentavious Caldwell-Pope.

Kevin Durant ha deciso di cambiare aria, sistemandosi a Brooklyn. Kyrie Irving lo ha seguito per formare un nuovo super team. Ma i Nets dovranno aspettare che KD si riprenda dal gravissimo infortunio al tendine d’Achille. I Boston Celtics hanno rivoluzionato il roster, affidandosi a Kemba Walker, mentre i Philadelphia 76ers hanno confermato Tobias Harris e aggiunto Al Horford. Jimmy Butler si è accasato a Miami in cambio di Josh Richardson. I Golden State Warrios hanno preso D’Angelo Russel, mentre gli Utah Jazz si sono rinforzati con Mike Conley e Bojan Bogdanovic.

E proprio quando la festa sembrava davvero finita, ecco l’ultimo botto: lo scontento Russel Westbrook ha lasciato OKC dopo 11 anni, per ricongiungersi all’amico James Harden, stella degli Houston Rockets. In cambio i Thunder hanno ottenuto Chris Paul e alcune scelte al Draft.

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Durante la prima notte di contrattazioni sono stati spesi più di 3 miliardi di dollari… Ma un business del genere ha pro e contro. Il giro d’affari che coinvolge la NBA non è lontanamente paragonabile a quello del mercato europeo, ma pagare così tanto i giocatori ha i suoi svantaggi.

Le grandi stelle del basket statunitense (i vari LeBron James, Stephen Curry, Kawhi Leonard e compagnia) molto spesso snobbano la nazionale per poter preparare meglio la nuova stagione. Ormai è quasi una consuetudine, perché per ottenere ingaggi migliori bisogna evitare gli infortuni. Ma quest’anno il lotto dei rinunciatari si è ingrandito a dismisura. Durante i vari training camp pre-Mondiale le defezioni sono aumentate a tal punto da non permettere a coach Greg Popovich di scegliere i giocatori.

Nel corso della competizione iridata la nazionale a stelle e strisce non ha mai dato l’impressione di essere la favorita. Comunque la sconfitta con la Francia (79-89) ai quarti di finale è stata sorprendente. Che Team USA non fosse invincibile lo si era capito durante l’amichevole persa a Sydney con l’Australia. Ma questa volta gli Stati Uniti hanno perso l’imbattibilità in partite ufficiali, che durava da ben 58 partite. Il test più importante del Mondiale, la prova del 9, ha svelato tutte le lacune della squadra di Popovich.

La difesa ha fatto acqua da tutte le parti (come sempre), ma rispetto agli ultimi anni è mancato il talento dei campioni. I Bleus hanno fatto la differenza soprattutto sotto canestro, dove Rudy Gobert (21 punti e 16 rimbalzi) ha dominato sia in attacco che in difesa. Donovan Mitchell (29 punti) è stato fenomenale per tre quarti, ma non è bastato: nel momento decisivo la Francia ha spaccato la partita con un parziale di 15-2 grazie anche all’apporto di Fournier (22 punti).

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Oltre ad un leader tecnico, è mancato un riferimento carismatico in grado di caricarsi il peso della squadra sulle spalle. Quasi un paradosso per il basket americano: da quando in nazionale hanno iniziato a giocare i professionisti il problema è sempre stato saper gestire le tante superstar…

Una situazione che dovrà, per forza di cose, essere affrontata e risolta in vista delle prossime olimpiadi di Tokyo. Ma fino ad allora… godiamoci il campionato NBA che promette spettacolo fin da subito. Allora appuntamento al 23 ottobre per la notte inaugurale che vedrà subito protagonista il derby di Los Angeles.

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