ESCLUSIVO – GOTHA: Intervista a Claudio Cordova

Il legame indicibile tra mafia, massoneria e servizi deviati.

 

Il libro di Claudio Cordova […] è strumento di condivisione delle conoscenze per prevenire e contrastare, ciascuno nel proprio ruolo, le infiltrazioni e gli inquinamenti della ‘Ndrangheta”. Queste le parole del Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Rahosull’ultima fatica del giornalista reggino, fondatore de IlDispaccio. In effetti, Gothadenota un evidente sforzo di tracciare un accurato excursus storico-criminale della ‘Ndrangheta, per far cogliere la sua capacità di mimetizzazione in tutti i circuiti della società. Sono proprio questi i canali in cui la ‘Ndrangheta di oggi si infiltra, generando aggregazione in quei gruppi sociali apparentemente sani che vanno a costituire la c.d. “Borghesia mafiosa”.EF4cY3vWwAEN3Zz

La nostra Redazione ha avuto il piacere di fare una chiacchierata con Claudio sulla stesura di questa inchiesta, cercando di andare a scovare quel tanto misterioso legame tra ‘Ndranghera, massoneria e servizi deviati.

  • Innanzitutto come e quando nasce l’idea di questo libro?

Gothaè frutto di un progetto lungo e difficoltoso a causa dell’enorme mole di materiale da raccogliere. L’idea di scrivere questo libro nasce quattro anni fa, ancor prima dello scoppio delle varie indagini che poi sono confluite nell’odierno processo, anch’esso denominato Gotha. Nasce dall’esigenza che ho avvertito di fare uscire la Calabria e la ‘Ndrangheta fuori dai confini regionali. Ritengo che solamente dando risonanza nazionale al fenomeno criminale che attanaglia i nostri territori potremo pian piano fare dei passi in avanti. Da questo punto di vista, la Sicilia ci deve servire da esempio, nel periodo a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, la Mafia e la Sicilia divennero un caso nazionale e anche grazie a questo nacque un moto di orgoglio che oggi ha portato a significativi progressi sotto il profilo della consapevolezza sociale e quindi di resistenza al fenomeno mafioso.

 

  • Non ritieni sarebbe stato più opportuno aspettare la fine del processo, le cui vicende si intrecciano inevitabilmente con la trama del libro, per offrire questo lavoro alla lettura del pubblico?

Come ho detto è stato un lavoro lunghissimo che ho intrapreso quattro anni fa e che non ho mai mollato, nemmeno durante il periodo in cui ho vissuto in Messico, la sera a migliaia di chilometri da casa portavo avanti questo progetto. Il libro si intitola Gotha, ma questa scelta è stata fatta di concerto con la casa editrice. I miei lettori comprenderanno che solo una minima parte – peraltro l’ultima – fa riferimento al processo. L’inchiesta va oltre le vicende processuali: essa parte dagli anni sessanta e travalica i confini regionali. Come scrive nella prefazione del libro il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, questo è un lavoro di ricerca che intreccia risultanze investigative e processuali a vicende e territori che nulla hanno a che vedere con Reggio. Senza voler fare inopportune rivelazioni ai lettori, nel libro si parla anche dell’omicidio Moro o ad esempio dei collegamenti tra ‘ndrangheta e banda della Magliana, storie oscure e irrisolte che hanno segnato la storia del nostro Paese.

 

  • Il libro in meno di una settimana e già andato in ristampa, come ti spieghi questo boom di vendite?

Immagino che tra coloro che hanno comprato o compreranno il libro ci sia, come del resto sempre accade, una quota di curiosi e poi molti interessati ad approfondire l’argomento. Gotha non è un romanzo, se non sei già appassionato al tema non lo compri solo per il piacere della lettura. Immagino che i miei lettori siano prevalentemente interessati a capire come è stata portata avanti l’indagine giornalistica che ha dato vita al libro. Ritengo che anche molti “massoni” abbiano comprato il libro, mossi magari dalla curiosità di sapere se tra le pagine si faccia loro riferimento o vengano citati nomi familiari. Dal canto mio spero possa essere un grimaldello per chi il tema lo conosce poco ma lo percepisce come un problema. Con i dovuti distinguo, spero che Gotha possa rappresentare per la Calabria ciò che “Gomorra” ha rappresentato per la Campania. Il libro di Saviano fotografa una realtà e ha avuto il merito di farla conoscere fuori dai confini regionali, il mio obiettivo è il medesimo, puntare un faro sulla ‘ndrangheta, perché più se ne parla e più si acquisisce consapevolezza del problema.

 

  • Qual è il ruolo di quella che definisci la “borghesia mafiosa” nella ndrangheta del 2019?

Ritengo sia un ruolo fondamentale e lo sia da sempre. La ‘Ndrangheta negli anni ’60 si modernizza, con una serie di dinamiche che vengono ricostruite nel libro, abbandona le fattezze di realtà criminale “agro-pastorale”.  Senza quella che in molti definiscono “Zona Grigia” la ‘ndrangheta sarebbe rimasta una banda armata pericolosissima ma lontana da quelle stanze inaccessibili del potere, intreccio che lega oggi la storia della criminalità ad alcune delle vicende più oscure della storia d’Italia. Questo Paese dovrebbe fare i conti con il ruolo che le mafiehanno avuto in alcune vicende di cui noi ancora oggi portiamo i segni. In tal senso capire che la ‘ndrangheta non è circoscritta al territorio calabrese e che la sua attività tocca tutti i livelli della nostra società, aiuta a far luce su aspetti che diversamente rimarrebbero inspiegabili.

 

  • C’è una parte del libro che ti ha appassionato maggiormente?

In realtà non ho preferenze, lascio ai miei lettori il compito di scoprire cosa li affascina di più. Per quanto mi riguarda la fase più appassionante di questo lavoro, anche se estenuante, è stata sicuramente la ricerca delle fonti e del materiale su cui la mia inchiesta si basa. È stato un lavoro arduo, a volte scoraggiante per la difficoltà di reperire ciò di cui avevo bisogno. Ho cercato di plasmare un libro non riservato agli addetti ai lavori e spero che alla fine il risultato sia gradito al pubblico.

 

 

Un’inchiesta – quella di Cordova – appassionante e travolgente, un’inchiesta che rapisce l’entusiasmo e l’interesse del lettore perché non si limita a fornire un’analisi del fenomeno mafioso in Calabria dagli anni Settanta in poi, bensì va a scrutare amicizie, relazioni, collegamenti deviati tra la ‘Ndrangheta e il potere. L’analisi di Cordova in ordine a plurime fonti giudiziarie inedite fa ben comprendere quale sia la pregnanza di tale fenomeno, pregnanza talmente considerevole da far confluire l’agire delle cosche calabresi in alcune delle storie più oscure d’Italia.

Giuseppe Carlo e Gianluca Groe

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