App Immuni: cosa c’è da sapere

Siamo arrivati al giro di boa, da questa mattina ha avuto inizio la tanto attesa “Fase due“, un periodo di transizione che avrà un peso specifico rilevante per il nostro futuro. L’avvento di questa nuove fase tuttavia non diminuisce i nodi da sciogliere, che restano ancora numerosi.

Nella confusione degli ultimi giorni  inizia a pesare il ritardo del lancio dell’App Immuni. Dalle ultime dichiarazioni l’applicazione sarà pronta solo nella terza settimana maggio. Ma facciamo un po’ di chiarezza riguardo l’applicazione.

L’App Immuni, come tutte quelle che sono in uso o in preparazione in molti Paesi, serve ad automatizzare il tracciamento delle persone che sono state in contatto con i positivi da Covid-19.

Attraverso questo tracciamento sarà possibile applicare con maggiore precisione misure di isolamento e tamponi (solo ai soggetti ritenuti “a rischio contagio”), invece di applicare un  nuovo (e nocivo) lockdown generalizzato. Secondo l’Oms, il tracciamento contagiati è quindi un’arma importante nella Fase 2 e tale importanza è stata riconosciuta anche dall’ultimo Dpcm del Premier Conte.

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Il decreto fissa le linee guida per il funzionamento del sistema, che sarà reso operativo con un apposito decreto ministeriale, da emanarsi previo parere del Garante Privacy. Da sottolineare anzitutto che l’installazione dell’App Immuni sarà volontaria, il mancato uso non comporterà “alcuna limitazione o conseguenza con riferimento sia all’esercizio dei diritti fondamentali sia alla parità di trattamento”.

Questi i principi e le condizioni che dovranno essere rispettati:

  • la piattaforma è affidata con esclusivamente con infrastrutture localizzate sul territorio nazionale e gestite da soggetti pubblici, i programmi informatici sviluppati per la realizzazione della piattaforma sono di titolarità pubblica;
  • informativa e trasparenza: prima di attivare l’app, agli utenti vengono fornire chiare informazioni riguardo le finalità e le operazioni di trattamento, le tecniche utilizzate per garantire l’anonimato e i tempi di conservazione dei dati;
  • possono essere raccolti solo dati necessari ad avvisare gli utenti di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi al Covid-19 e ad agevolare l’eventuale adozione di misure di assistenza sanitaria in loro favore;
  • dati raccolti non possano essere trattati per finalità diverse da quella indicate, salvo l’utilizzo in forma anonima, per soli fini di sanità pubblica, finalità statistiche o di ricerca scientifica;
  • i dati di prossimità dei dispositivi saranno resi anonimi o, se non è possibile, pseudonimizzati; in ogni caso è esclusa la geolocalizzazione dei singoli utenti;
  • la conservazione dei dati relativi ai contatti, anche nei cellulari, sarà limitata al tempo strettamente necessario;
  • l’utilizzo dell’applicazione e della piattaforma e i trattamenti dei dati personali saranno interrotti nel momento in cui sarà decretata la cessazione dello stato di emergenza disposto con delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020; entro la medesima data saranno cancellati o resi definitivamente anonimi tutti i dati personali trattati.

Il modello Italiano riprenderà i software già utilizzati da Apple e Google. Ogni dispositivo in cui è presente l’applicazione genera un proprio codice identificativo temporaneo (Codice ID) e anonimo che varia di continuo e viene scambiato tramite bluetooth con i dispositivi vicini (in base alle dichiarazioni del commissario Domenico Arcuri dovrebbe riguardare persone poste a meno di due metri di distanza per un tempo di almeno 15 minuti).

I cellulari conservano in memoria gli ID degli altri cellulari contattati e i dati (durata dell’incontro tra i dispositivi, forza del segnale percepito). Tutti questi dati sono crittografati in modo robusto per tutelare la privacy. Per ciascuno di questi contatti, l’app stabilirà il rischio del contagio tramite un algoritmo.

I cellulari a intervalli di tempo scaricano da un server a gestione pubblica gli ID dei cellulari di chi è risultato positivo a un tampone. Se l’app ritrova questo ID all’interno della propria memoria con un livello di rischio giudicato sufficiente, apparirà una notifica con un messaggio pre-impostato, a cura dell’autorità sanitaria. La notifica comunicherà che c’è stato un contatto rischioso e darà istruzioni (aspetto ancora da chiarire).

L’autorità sanitaria saprà che il cittadino ha ricevuto la notifica solo qualora venisse contattata. Sul server arriveranno le notifiche, ma senza alcuna associazione con l’identità del cittadino che le ha ricevute.

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Restano tuttavia ancora degli aspetti fondamentali da chiarire, il già evidenziato rapporto con le autorità sanitarie in caso di rischio elevato di contagio e il tema della privacy. Nonostante le rassicurazioni del Governo dagli ultimi sondaggi è emerso come soltanto un italiano su 2 sia disposto a scaricare l’applicazione. Affinché tale meccanismo di tracciamento sia efficiente è necessario che almeno il 40% della popolazione italiana scarichi l’applicazione.

Le risposte che arriveranno nei prossimi giorni saranno fondamentali per capire se l’app Immuni sia destinata a fallire o (come si auspica) potrà fornire un contributo efficace alla lotta contro il Coronavirus .

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