Maternità surrogata: tra stereotipi, pregiudizi e disinformazione

La storia di Maria Sole diventata simbolo di una battaglia sociale tutta italiana

Davanti a Montecitorio, lo scorso 9 ottobre dalle ore 15 alle ore 17 si è svolta una manifestazione che ha visto protagoniste le ragazze ‘Roky’ insieme a Maria Sole Giardini ed associazioni per la promozione dei diritti umani, impegnati nella lotta per il riconoscimento della maternità surrogata nel nostro paese.

Maria Sole è una donna di 35 anni affetta dalla sindrome di Mayer Rokitansky, nata senza utero. A causa di questa sindrome non potrà mai portare avanti una gravidanza e di conseguenza crescere, assieme al suo compagno, un figlio biologico. Eppure se Maria Sole fosse stata cittadina australiana, americana, canadese, inglese, portoghese ecc. avrebbe potuto, seppur con modalità diverse a seconda del paese, avere un figlio tramite gestazione per altri nella sua nazione.

In Italia invece, la surrogazione di maternità costituisce una pratica medica vietata, punita con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Ad oggi, gennaio 2021, questa normativa sembra quasi fantascienza, eppure è realtà e i due aspetti più terrificanti sono la disinformazione e il silenzio, entrambi promossi dagli stereotipi che caratterizzano la nostra società.

La maggior parte degli italiani pensa che le mamme surrogate siano persone povere, bisognose delle migliaia di euro che i futuri genitori della bimba o del bimbo pagheranno. Questi pensieri attivano lo stereotipo dell’arricchimento, dello sfruttamento della donna e della falsa moralità. Ebbene, bisognerebbe proprio ripartire dalla corretta informazione, dalla consapevolezza che nei paesi civili un requisito ‘contrattuale’ è proprio lo status socioeconomico della persona.

In altre parole, affinché una donna possa portare avanti una gravidanza per conto di una seconda famiglia, dovrà dimostrare di godere di ottima salute, di possedere un reddito nella norma e quindi di certificare che il suo unico scopo sia quello di compiere un gesto di altruismo e d’amore.

Maria Sole non è l’unica in Italia a combattere per una società più aperta, tollerante e al passo con i tempi. Sono tante le coppie eterosessuali e omosessuali che sognano invano di diventare genitori tramite la gestazione per altri o tramite l’adozione, anche quest’ultima trascurata tantissimo dai politici nostrani e disciplinata da una normativa obsoleta (l’ultima legge risale al 1983!).

Nel nostro paese è più importante indossare il cappellino di Trump, aizzare la folla, alimentare l’odio nei confronti dei più vulnerabili e puntualmente nascondersi dietro al proprio indice quando scoppia il golpe. Gli ultimi avvenimenti non devono spaventarci, abbiamo il dovere di reagire e costruire le fondamenta per una società civile pronta a condannare l’involuzione e a battersi per il progresso.